Nave italiana riporta in Libia migranti - Ultima Ora

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A dirlo è Gianfranco Schiavone vicepresidente dell'Asgi-Associazione studi giuridici sull'Immigrazione, rispetto alla vicenda della Asso Ventotto, la nave italiana di supporto a una piattaforma petrolifera che ha soccorso un gommone con 108 persone a bordo e ha poi riportato i migranti in Libia.

A stretto giro è arrivata la replica del deputato di Leu, che si trova attualmente a bordo della nave Open Arms. Non lo ha fatto, ma la responsabilità primaria rimane di chi ha dato l'indicazione di andare in Libia. E la Guardia costiera italiana aggiunge che le operazioni "si sono svolte sotto il coordinamento della Guardia costiera libica che ha gestito l'intera operazione".

"Di loro non possiamo fidarci, una volta dicono che ci sparano, una volta ci hanno anche sparato. Ieri abbiamo cercato di arrivare alle imbarcazioni da soccorrere, abbiamo sentito le conversazioni tra la guardia costiera libica e la Asso 28, da lì abbiamo capito che si stava mettendo in atto un respingimento". E da chi arriva questa indicazione? "Sappiamo già che era una menzogna, un'azione diversiva nei nostri confronti, perché già in passato è successo".

"Quando ci coordinava la guardia costiera italiana avevamo chiaro lo scenario, adesso gli italiani ormai non ci dicono più niente". Ma Salvini su Facebook assicura: "E' falso, la guardia Costiera Italiana non ha partecipato a nessuna di queste operazioni".

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Il quesito lo pone Alessandro Zampone, avvocato e docente di diritto della Navigazione all'università La Sapienza di Roma. In sostanza l'ordine è stato quello di riportare quei migranti in Libia. Si attende una giornata infuocata da questo punto di vista.

"Italia protagonista del primo respingimento in mare, grazie al governo giallo-verde".

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Secondo Gatti della Open Arms, la zona Sar libica non è ancora ben ufficializzata e non è ancora stato dichiarato Tripoli come porto di sbarco sicuro. "Negato il diritto internazionale che garantisce il diritto d'asilo ai migranti e non riconosce Tripoli come porto sicuro, ai migranti", la sua denuncia. In generale per la Commissione europea la Libia - ricorda - non può essere considerata porto sicuro, viste le "diffuse e gravi violazioni dei diritti dei migranti, regolarmente sollevate dalle organizzazioni dei diritti umani, nazionali e internazionali".

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