Turchia, si aggrava la crisi finanziaria e Erdogan invoca Dio

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La caduta della lira turca sul dollaro ha subito un'ulteriore accelerazione in seguito all'annuncio di nuovi dazi da parte degli Usa - raddoppiati rispetto a quelli già previsti - sull'acciaio e l'alluminio importati dal Paese mediorientale.

Dalle banche alle infrastrutture, dalle auto alle autostrade: la Turchia è da anni un mercato importante per le imprese italiane, con un interscambio totale che sfiora i 20 miliardi di euro e investimenti di gruppi del calibro di Pirelli, Fca e Unicredit.

Una crisi che spaventa i mercati, con effetti sullo spread e l'euro mentre calano anche le Borse, con ribassi specialmente sui titoli delle banche. Secondo il quotidiano la situazione non sarebbe ancora critica ma viene monitorata da vicino. Nel frattempo il calo dell'istituto italiano, in ribasso del 5%, trascina giù piazza Affari, che cede poco più di tre punti percentuali.

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Rimarrà aperta comunque la possibilità di avanzare richieste di esenzione volte a non ledere la Corporate America. I dazi cinesi sulle esportazioni di gas dagli Stati Uniti potrebbero modificare il mercato globale.

Parlando alla folla nella città nord orientale di Bayburta, uno sprezzante Erdogan ha affermato che il dollaro non bloccherà il percorso della Turchia, e definito quello contro il crollo della lira come uno "sforzo nazionale".

Non si arresta insomma il crollo della lira: la valuta di Ankara è sotto attacco per via dei timori sulle politiche economiche del paese. Anche i dicasteri economici sono stati posti sotto stretto controllo del presidente aumentando così le paure degli investitori.

Ma il presidente turco Recep Tayyip Erdogan invita comunque i suoi cittadini a non farsi prendere dal panico, denunciando "campagne" contro il suo Paese: "Ci sono diverse campagne in corso, non prestate loro alcuna attenzione - ha detto il leader turco - Non dimenticate questo: se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro diritto, il nostro Allah".

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