È morto Vincino, vignettista del Foglio

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Caustico, persino irritante agli occhi del lettore che non era d'accordo con la sua visione dei fatti.

"È sempre la stessa politica: sangue, merda e sopraffazione". Minimalista nello stile, meglio ancora: essenziale.

Vincino era nato a Palermo nel 1946, e si era laureato in architettura nel 1972.

È morto a 72 anni il vignettista Vincino. "Vincenzo Gallo, per tutti Vincino, era malato da tempo ed è morto a Roma", ha scritto Claudio Cerasa, il direttore del "Foglio", giornale con il quale Vincino ha collaborato fino all'ultimo. Autobiografica, com'era spesso e volentieri per Vincino. L'ultimo disegno di cui si parla raffigura lo stesso Vincino e sotto la scritta "Comunque sarò il prossimo James Bond (di sicuro.)".

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Tra i saluti più citati c'è proprio la vignetta dedicata da Vauro. Cordoglio trasversale, per una matita che colpiva tutto l'emiciclo parlamentare.

"Hai disegnato i grandi mostri della politica italiana. e mi hai lasciato solo con i mostriciattoli".

Nel 1988 esce 'Cuore' e Vincino ne diventa una delle colonne portanti, fino alla chiusura.

Vincino, pseudonimo di Vincenzo Gallo aveva militano in Lotta Continua a Palermo, avvicinandosi già nel 1968 ai movimenti studenteschi e operai. Tra il 1984 e il 1985 è direttore di "Ottovolante", quotidiano di satira uscito per dieci giorni, cui hanno collaborato diversi importanti vignettisti: Roland Topor, Andrea Pazienza, Guido Buzzelli, Bernard Willem Holtrop, Jean-Marc Reiser, Jacopo Fo. Nel 1985 incomincia a collaborare a Telelora e con Il Clandestino, supplemento de l'Espresso, e contemporaneamente con Tango, supplemento de l'Unità, e con Linus. Nel 1987 con Vauro, Riccardo Mannelli e Saviane fa risorgere Il Clandestino; poi nel 1988 collabora con Boxer di Vauro, supplemento de Il manifesto, di cui dirige un numero. Innumerevoli le piccole e grandi pubblicazioni che marchia con i suoi disegni. Nel 2011 rifonda insieme a Vauro Senesi Il male. In queste ultime settimane aveva pubblicato un nuovo libro: Mi chiamavano Togliatti. Autobiografia disegnata a dispense (Utet, 2018), con prefazione di Giuliano Ferrara, con cui ha vinto il 46° Premio Satira Forte dei Marmi: è un'autobiografia oscena e candida, un flusso d'incoscienza, ispirata alle sue malefatte ma anche a ricordi affettuosi e privati.

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