Le cose da sapere sui casi di legionella nel Nord Italia

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La prima settimana di ricovero sarà decisiva per poter sciogliere la prognosi. "Non c'è problema nell'utilizzare l'acqua a casa -rimarca Gallera - così come non c'è nessun problema nel portare i figli a scuola visto che non si propaga per contatto".

TUBATURE - "Non sono le tubature degli acquedotti, stiamo cercando di capire come si sia sviluppato" il batterio, dice ancora Gallera, a chi gli chiede se è chiara l'origine dell'allarme legionella che sta interessando parte della Lombardia.

Un ragazzo di 29 anni, bresciano, è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di terapia intensiva del San Gerardo di Monza, collegato alla macchina "Ecmo" per la pulizia del sangue, dopo aver contratto il batterio della legionella. Solo il 10 settembre, infatti sei persone provenienti dall'ospedale di Asola sono state ricoverate a Mantova e altrettante si trovano sotto osservazione. Secondo le prime indiscrezioni, la paziente, 61 anni, aveva una situazione clinica compromessa da altre patologie.

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Anche oggi, segnali di tensione sono arrivati da aggressioni , ai seggi, di militanti neonazisti contro giornalisti ed elettori. Le limitazioni degli anni successivi non hanno evidentemente saputo arginare un sentimento diffuso di crescente esasperazione.

Si è presentato al pronto soccorso di Gavardo (Brescia) ed è stato trasferito per garantire il corretto trattamento della malattia. La siccità e le alte temperature del corso d'acqua - molto sfruttato a fini irrigui ed idroelettrici- avrebbero permesso la sovrapproduzione di amebe, che avrebbero inglobato il batterio della Legionella, "proteggendolo". L'assessore parla anche di un fenomeno circoscritto tra il 2 e il 7 settembre: "negli ultimi due giorni le persone che sono andate al pronto soccorso sono due ieri e tre l'altro ieri". Nel frattempo la Procura di Brescia ha aperto un'inchiesta contro ignoti. Epidemia colposa è l'ipotesi avanzata dal sostituto procuratore Maria Cristina Bonomo che ha affidato ai carabinieri del Nas il compito di effettuare indagini soprattutto sulla rete idrica dei principali comuni interessati dai casi di polmonite.

Non è stata però la Procura bresciana, bensì Ats, a disporre l'autopsia sul corpo della 69enne morta nei giorni scorsi a Mezzane di Calvisano (Brescia). "Le Pubbliche Amministrazioni sono tenute a vegliare sul rispetto delle regole utili ad assicurare l'effettività dei principi individuati dalla Costituzione", afferma l'associazione in una nota. Si tratta di un esame voluto per escludere, come è stato fatto, che il decesso fosse legato ai casi di polmonite.

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