Da oggi disponibile su Netflix il film su Stefano Cucchi

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"Quando la smetteremo de raccontà sempre sta stronzata delle scale?".

Chi è per lei Stefano Cucchi?

In 73 sale, fra cui dieci pugliesi, da oggi "Sulla mia pelle". Un film importante, presentato in concorso alla sezione "Orizzonti" alla Mostra del Cinema di Venezia, diretto e recitato benissimo, senza un sbavatura, senza un cedimento alla retorica o all'autocompiacimento, un film sulla morte di Stefano Cucchi, che non santifica ma denuncia, senza uscire mai dai binari di quello che si sa dagli atti dei procedimenti giudiziari; un film che comincia dalla fine - peraltro risaputa - e che prova ad andare a ritroso scandendo gli accadimenti accertati, gli spostamenti, gli intoppi burocratici e infine il rapido declino del ragazzo in seguito alle ferite riportate e non adeguatamente curate.

È un film difficile, da realizzare e da guardare. Invece è qualcosa, come ci insegna Tortora, che ci riguarda tutti. La sceneggiatura è opera di Alessio Cremonini e Lisa Nur Sultan. Pestato ferocemente ma nessuno se ne accorse perché chi doveva non lo guardò nemmeno in faccia.

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Una settimana, quella trascorsa da quando Stefano Cucchi viene arrestato a quando muore su un letto del Pertini, una settimana quella che viene messa in scena da Cremonini, recitata magistralmente da un Alessandro Borghi più che mai ispirato. Agguerriti sono, tra gli altri, i ragazzi del collettivo Làbas di Bologna: "Làbas non può che essere sensibile alla storia di Stefano Cucchi, come a tutti i casi di abuso di potere da parte della polizia". Ad interpretare il giovane ragazzo è Alessandro Borghi, l'attore che si è fatto apprezzare in "Suburra", "Napoli Velata" e che in questo film dimostra ancora una volta il suo talento.

Da oggi su Netflix, e nelle sale cinematografiche, arriva Sulla mia pelle, un film di orrori ed errori dello Stato. E scatenano l'indignazione, sì, l'indignazione di chi vorrebbe saperne di più. Laddove la verità è ancora lontana o nascosta, la gente ha bisogno di un personaggio vero.

Decisamente poche, soprattutto in considerazione del peso mediatico potenziale del film, le sale italiane che hanno deciso di mettere "Sulla mia pelle" in programmazione a partire dal 12 settembre. Chi si preoccupò di ricercare la vera origine delle lesioni di Stefano, chi si prese la responsabilità del suo stato di salute, a dispetto del suo rifiutare le terapie che gli venivano proposte? Un film più che dare risposte - quelle ha l'obbligo di darle la magistratura - deve porre domande. Le pagine sono durate poco, il tempo, vale a dire, che il social network imponesse la cancellazione delle stesse su spinta prima di Netflix e poi di Lucky Red. Sono andata a rileggere i verbali del processo d'appello. Borghi è convinto anche che "molti credono di sapere molto sul caso Cucchi, vi accorgerete di non sapere niente". Durante la notte morirà. Dovremmo preoccuparci tutti di più, credo che il nostro paese sia colpevole.

"Le quattro diverse ipotesi avanzate da parte dei periti d'ufficio (morte per sindrome da inanizione), dai consulenti del pubblico ministero (morte per insufficienza cardio-circolatoria acuta per brachicardia), delle parti civili (morte per esiti di vescica neurologica) e degli imputati (morte cardiaca improvvisa), tutti esperti di chiara fama non hanno fornito una spiegazione esaustiva e convincente del decesso di Stefano".

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