Decreto fiscale, le reazioni politiche alla "manina" denunciata da Di Maio

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Luigi Di Maio durante registrazione della nuova puntata di "Porta a Porta" ha fatto delle gravi accuse. "Noi in Parlamento non lo votiamo questo testo se arriva così. Ciò che metteremo in campo dopo la denuncia in Procura ci farà capire", sostiene bellicoso da Vespa avvolto dalla sindrome di accerchiamento più bieca: "Questo è il governo con il più alto numero di nemici e questa cosa non mi meraviglia". Nel testo trasmesso al capo dello Stato, Sergio Mattarella, "c'è una sorta di scudo fiscale e una non punibilità per chi evade". Per il momento l'articolo 9, oggetto dell'invettiva M5S, esclude la punibilità per "dichiarazione infedele, omesso versamento di ritenute e omesso versamento di Iva: i tre reati non sono punibili, fino al 30 settembre 2019, anche nel caso di riciclaggio o impiego di proventi illeciti". Ci fa molto piacere e siamo felici del no della Lega al condono. Si tratta di due imposte che si potevano già regolarizzare negli anni scorsi, sfruttando i benefici della voluntary disclosure (che prevedeva il pagamento di tutto il dovuto con sanzioni e interessi ridotti) che però si rivolgeva a diverse altre tipologie di capitali detenuti illegalmente all'estero. "Non ho mai detto che si volevano aiutare i capitali mafiosi".

È caos totale, insomma. Fedeli alla linea Cinque Stelle, le fonti vicine a Conte (il portavoce Rocco Casalino) aggiungono un inciso velenoso: "Il testo è stato anticipato al Quirinale in via informale com'è consuetudine". La bufera nella maggioranza di governo raggiunge il presidente del Consiglio Giuseppe Conte mentre è impegnato a Bruxelles per il Consiglio europeo. "Tendo a escludere responsabilità politica perché abbiamo raggiunto un accordo politico e perché mi fido delle persone che sono al governo" ha poi aggiunto in un altro passaggio. "Ci aspettiamo osservazioni, critiche" dall'Ue ma "ci siederemo ad un tavolo e ne discuteremo".

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La famigerata quota 100 , che corrisponde alla somma dell'età anagrafica, cavallo di battaglia della Lega, scatterà a febbraio. Lo ha detto il vicepremier, Matteo Salvini , nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi.

"È stato manipolato", attacca Luigi Di Maio in un post su Facebook. Poco prima, il Colle in una nota ufficiale aveva chiarito che il decreto non era mai arrivato. Il riferimento, nello specifico, è riferito al tempo che l'Italia ha per rispondere alla lettera, ovvero entro lunedì 22 ottobre. Lega e 5 Stelle si inseguono e si colpiscono a colpi di dichiarazioni, fra veleni e sospetti neanche troppo velati. Dopo questa giornata imbarazzante la domanda è semplice: "'Ma Di Maio sa almeno leggere ciò che firma?'". "Se il testo non è ancora arrivato al Quirinale allora basterà lo stralcio di quella parte e non sarà nemmeno necessario riunire il Cdm", spiega. In questo governo stanno avvenendo tante cose inedite, tanti giochini. Cosa sia successo non lo so - prosegue Molinari - siamo tutti sorpresi perché di questa misura abbiamo parlato da tempo. Il premier per ora tace, dopo aver annunciato ieri che quando tornerà a Roma, domani, rivedrà "personalmente il testo articolo per articolo".

Bruno Vespa ha provato a chiedere il parere al ministro del lavoro circa un possibile coinvolgimento del sottosegretario Giancarlo Giorgetti nell'eventuale manipolazione. Si lamenta infine che sul decreto legge Sicurezza (suo vero cavallo di battaglia): "I cinquestelle hanno presentato 81 emendamenti, come se fossero all'opposizione".

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