I punti della trattativa fra Italia e Unione europea sulla manovra

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La Commissione rileva inoltre che il documento programmatico di bilancio "non è in linea con gli impegni presentati dall'Italia nel suo programma di stabilità dell'aprile 2018". Sfortunatamente i chiarimenti ricevuti ieri non erano convincenti": "lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis nella conferenza stampa al termine della riunione dei commissari. Una bocciatura che era nellaria e che difatti non ha molto sorpreso i mercati.

E ora, che cosa succede?

Il governo nella lettera a Bruxelles glielo doveva scrivere: "Va bene, facciamo una manovra con rapporto deficit/Pil all'1,6% come la volete voi". L'abolizione della Fornero "fa retromarcia sulle riforme precedenti che puntellano la sostenibilità del debito", il condono "può scoraggiare la già scarsa conformità al fisco, implicitamente premiando comportamenti non conformi" e "la riduzione delle tasse sulle imprese che investono sono disinnescate dall'abolizione delle agevolazioni fiscali".

"I bilanci in equilibrio, l'efficienza dei servizi, i diritti garantiti ai cittadini, la sinergia tra pubblico e privato, in modo che crescano le opportunità per tutti, sono sfide a cui nessuna amministrazione può sottrarsi: il Comune e la Provincia come la Regione e lo Stato". Già a dicembre, o più tardi a febbraio, l'organo legislativo dell'Unione sarà il via libera alla procedura. "Ma siamo disponibili a metterci a un tavolo per proseguire una interlocuzione con la Commissione europea". Una multa in sostanza a cui potrebbe essere aggiunta una componente variabile fino a un tetto complessivo dello 0,5% del pil, vale a dire 9 miliardi. Giorno 21 novembre infine la Commissione pubblicherà il parere definitivo sulla legge di bilancio e da lì si saprà cosa succederà.

Manovra, la lettera di Tria a Bruxelles: "Scelte difficili ma necessarie"
Un velo che serviva in qualche maniera a mitigare le contraddizioni, a conciliare i crudi interessi nazionali con la narrazione europeista.

Alla domanda se è possibile immaginare modifiche sostanziali alla manovra, criticata da Bruxelles, ha risposto che questo "sarebbe per me difficile, non potrei accettarlo". "Se avessimo fatto una manovra diversa saremmo entrati in recessione", ha aggiunto. Al punto che "l'anno scorso l'Italia ha speso lo stesso ammontare per rifinanziare il debito di quanto ha dedicato all'educazione". "Lasciamo una chance al dialogo", dice il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici, che continuerà a confrontarsi con il ministro Giovanni Tria, considerato sempre "un interlocutore credibile e legittimo".

Da parte sua il vicepremier Salvini, davanti alla grave decisione della Commissione, è apparso come al solito spavaldo: "non è - ha spiegato - una lotta dell'Italia con l'Europa".

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ospite di 'Porta a Porta', lasciando intendere che il governo non cambierà posizione nonostante la bocciatura dell'Unione, ha detto: "Non siamo più disposti ad essere ubbidienti all'Europa". "Perchè non ci sono troppe spese in questa legge di bilancio ci sono tanti tagli alle cose inutili" ha affermato il vice premier pentastellato, "il tema è che noi da domani continueremo a chiedere di poter rappresentare le nostre ragioni ai tavoli europei".

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