Dopo 150 anni chiude la Pernigotti a Novi Ligure. Licenziate 100 persone

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Pernigotti, azienda con oltre 150 anni di storia alle spalle, per 5 generazioni in mano alla famiglia Averna, chiude il suo ultimo stabilimento italiano.

Lo hanno annunciato i sindacati a margine dell'incontro che ieri si è tenuto con i rappresentanti del gruppo turco Toksoz.

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"Intanto, sulla stessa linea delle altre sigle, dall'Ugl si auspica" che il governo proceda con un piano adeguato di ammortizzatori sociali per i tanti dipendenti al centro di questa delicata operazione industriale.

Proprio dopo un incontro tra i vertici della società e i sindacati è giunta la preoccupante notizia: lo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure verrà chiuso. Attualmente la Pernigotti dà lavoro a circa 200 persone, 50 delle quali impiegate nella fabbrica. A rendere famose le prelibatezze al cioccolato di Novi e' soprattutto la golosita' della famiglia Reale italiana, di cui Pernigotti diviene fornitore ufficiale. Sono anni di soddisfazioni e investimenti che porteranno la fabbrica, ad allargarsi e assumere nuovo personale. Tanto che l'uso del miele per alcune lavorazioni non sarà mai abbandonato. Con i famosi torroni che, dunque, verranno prodotti in Turchia. È un periodo molto fiorente ma la vera svolta arriva qualche anno più tardi, nel 1927 quando viene avviata per la prima volta la produzione industriale del gianduiotto, il nobile cioccolatino a forma di barca rovesciata nato ufficialmente a Torino nel 1865 e arricchito con l'inconfondibile sapore delle nocciole gentili delle Langhe. Nel 1935, poi, Paolo Pernigotti compra la cremonese Enea Sperlari, specializzata nella produzione del torrone, e l'anno successivo si cimenta in una nuova scommessa, i preparati per gelateria. Nel 1995 Stefano Pernigotti, rimasto senza eredi dopo la morte dei due figli in un incidente stradale, vendette il marchio alla famiglia Averna che lo cedette nel 2013 al gruppo turco della della famiglia Toksöz, attivo nel settore dolciario, farmaceutico ed energetico. Nel 2000 cede anche la Streglio ad una nipote. "Ciò significa 100 lavoratori a casa e altrettante famiglie in difficoltà".

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