NyTimes accusa: Facebook ha cercato di insabbiare gli scandali

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Critiche anche da Open Society Foundations, organizzazione no-profit del miliardario George Soros, che sarebbe stato tra le vittime di una campagna orchestrata da Facebook per sviare l'attenzione sui suoi problemi interni. Acquista The Blond Salad su Amazon, il libro della fashion blogger più popolare e apprezzata. C'è, nelle parole di Zuckerberg, una ammissione di colpa e una presa di coscienza che la situazione è realmente sfuggita di mano in certe situazioni, su tutti, nel momento in cui è esploso il fenomeno delle fake news, in seguiti all'elezione di Donald Trump come 45° presidente degli Usa, fenomeno che ha poi dato vita al Russia Gate, e ne momento in cui è esploso il grande scandalo di Cambridge Analytica, i cui effetti sono si sono ancora sopiti del tutto. Non è noto chi farà esattamente parte di tale organo indipendente, il cui lavoro, secondo Zuckerberg, garantirà che le decisioni sulla rimozione di pubblicazioni inappropriate siano fatte nell'interesse pubblico.

Commentando la ricostruzione del New York Times, la fondazione del finanziere ha accusato Facebook di sabotare i valori della democrazia, in una lettera aperta a Sheryl Sandberg, direttrice Operativa di Menlo Park. Poi in una lunghissima nota, pubblicata proprio su Facebook, Zuckerberg annuncia che sta cambiando algoritmo per ridurre la diffusione di post borderline, che violano la policy del social network, ma ammette: "Ciò che vediamo è che, man mano che i contenuti si avvicinano alla linea di ciò che è proibito dai nostri standard di comunità, le persone sembrano essere maggiormente coinvolte". Sandberg scrive: "Mark ed io abbiamo detto molte volte che siamo stati troppo lenti".

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Basta dunque, chiede la Simit , con le posizioni "contraddittorie, che generano confusione e favoriscono gli irresponsabili". Su 100 casi , 83 persone non erano mai state vaccinate , trasformandosi così in potenziali mezzi di trasporto per il virus.

Giovedì scorso, durante una conferenza stampa telefonica, Mark Zuckerberg avrebbe ammesso: "Sì. Ma dire che non eravamo interessati a conoscere la verità o che volevamo nascondere ciò che sapevamo o che abbiamo cercato di impedire le indagini è semplicemente falso". E stiamo parlando del social network più diffuso sul pianeta, capace di alterare il modo di socializzare di svariati milioni di persone di ogni nazionalità. "È sbagliato sostenere che noi abbiamo chiesto alla Definers di pagare per articoli o di realizzarli per conto di Facebook per diffondere disinformazione", ha sottolineato un portavoce.

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