Decreto sicurezza, malumori alla Camera nelle fila del M5S

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Alla Camera - dove sono in corso le audizioni, in Commissione Affari Costituzionali, sul decreto sicurezza - rischia dunque di aprirsi un nuovo fronte dopo le tensioni al Senato che hanno visto protagonisti 5 esponenti M5S (Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Virginia La Mura, Matteo Mantero), i quali si sono rifiutati di partecipare al voto di fiducia al governo sul provvedimento e per questo motivo sono finiti sotto la lente di ingrandimento del collegio dei probiviri.

E proseguono: "Non ci arroghiamo il diritto di essere la voce del Movimento, sia chiaro".

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Dopo l'accordo di ieri, accordo peraltro mal digerito da gran parte dei ministri del governo May, arrivano le prime vittime. Mentre restano incerte le sorti dell'intesa, che rischia di non passare il vaglio del Parlamento.

Gli eventi politico-sindacali di questi ultimi giorni sono ormai la prova provata delle previsioni che stiamo facendo da diversi mesi: in campo scolastico il Governo del cambiamento è ampiamente disponibile a "concedere" tutto o quasi tutto ai sindacati del comparto e al movimento del "NO 107 senza se e senza ma" purchè non ci siano costi. Ci sarebbe però piaciuto confrontarci in tempi e modi adeguati affinché una posizione condivisa emergesse. La lettera ufficiale inviata da loro al capogruppo - come rende noto il Corriere della Sera - lancia un ultimatum: "Concludiamo, non più sperando in maggiore condivisione e collegialità, come facciamo da tempo, ma chiedendola con forza". Così il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini ha risposto ai cronisti in merito all'ennesimo rialzo dello spread. A stretto giro arriva la rassicurazione di Luigi Di Maio, che pure lui non ammette incertezze: "Quel decreto va avanti e va votato" perché altrimenti "poi non possiamo chiedere di rispettare il contratto di governo". Credo che vogliano fare un'azione di testimonianza con quegli emendamenti, ma mi aspetto lealtà al governo e alla maggioranza. Al centro sempre il decreto Salvini, quello che si occupa di sicurezza e immigrazione, e che non sembra proprio andare giù alla corrente più radicale dei pentastellati.

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