Giappone, arrestato il presidente di Renault-Nissan-Mitsubishi

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Sulla posizione di Ghosn, il Consiglio di Renault si è limitata a prendere atto del "temporaneo impedimento" del manager, che tuttavia viene considerato tuttora come "presidente e direttore generale". Dopo la diffusione della notizie il titolo della ha registrato perdite il 12% alla Borsa di Parigi.

A puntare il dito contro di lui non sono solo i magistrati nipponici ma la sua stessa azienda, la giapponese Nissan, che al termine di un'indagine interna ha messo in luce gli abusi addebitati a Ghosn e ha già convocato un cda in cui proporrà di licenziarlo. I media del Giappone scrivono che Ghosn è stato convocato "in via volontaria" dai procuratori per essere sottoposto a interrogatorio dai procuratori per "violazione dei regolamenti finanziari" per la presunta dichiarazione falsa sul reale ammontare del suo compenso.

Filamenti metallici nell'impasto, panettone ritirato dai supermercati
La confezione è quella da un chilogrammo e l'invito di Maina è di riportare il panettone al punto vendita per la sostituzione. A darne notizia è la stessa azienda che parla di una "possibile contaminazione da filamenti metallici ".

Le segnalazioni all'interno dall'azienda dimostrano che Ghosn ha falsificato documenti nel corso di diversi anni, rilevando la cattiva amministrazione di asset aziendali. Nissan ha sottolineato che Ghosn aveva sottostimato le sue entrate e aveva compiuto altri comportamenti scorretti. Questo scambio di tecnologie permetterà in futuro alle tre case dell'alleanza considerevoli risparmi da destinare agli ingenti investimenti che dovranno consolidare l'Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Entrato in Renault nel 1996, il suo primo incarico di prestigio è stato quello di amministratore delegato di Nissan Motor in Giappone nel 1999, dopo che la compagnia automobilistica francese si era impossessata del 44% delle azioni del secondo marchio di auto nipponico dietro a Toyota. Tuttavia nel febbraio del 2018, Ghosn ha accettato di ridurre la sua retribuzione del 30%, condizione imposta dallo Stato francese per sostenere la sua riconferma per un ulteriore mandato di quattro anni.

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