#Batterio killer in sala operatoria: 6 morti sospette in Veneto

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"Si tratta di eventi molto rari - aggiunge - che fanno pensare che tutto sia legato a un lotto particolare di macchinari prodotti dalla stessa azienda". Si stanno incrociando i dati dei pazienti deceduti con quelle di altri casi analoghi di utilizzo dello stesso apparecchio per la circolazione extracorporea. Come riportato da Il Giornale di Vicenza, sono stati disposti controlli su sei decessi di pazienti operati in cardiochirurgia in alcuni ospedali del Veneto. L'infezione, infatti, si sviluppa raramente e principalmente in pazienti ai quali sono stati impiantati dispositivi artificiali come valvole cardiache o materiale protesico all'aorta e pazienti immunodepressi.

Al pari del Veneto, anche l'Emilia-Romagna è ora sotto il controllo degli esperti, poiché negli ospedali della regione sono presenti 14 sistemi LivaNova ancora in uso (in principio erano 19). Inoltre, considerato che a maggio scorso sono state emanate specifiche linee guida, gli ispettori ne verificheranno l'applicazione e, infine, saranno accertate le date precise che riguardano gli interventi eseguiti e l'accertamento delle infezione dei casi sospetti, in modo da avere maggiore chiarezza sull'accaduto.

Per il ministero della Salute che parla di 'epidemia da Chimera', i casi di infezione in Italia sarebbero centinaia. Non esiste una terapia stabilita e il tasso di mortalità è circa del 50 per cento.

Il Mycobacterium chimaera, batterio identificato per la prima volta nel 2004, è diffuso in natura e presente soprattutto nell'acqua potabile. Il sospetto, spiega il Corriere della Sera (e su questo appunto è stata aperta una inchiesta che dovrà fare luce sulla vicenda) è che il batterio fosse annidato in sala operatoria, "nel macchinario per il riscaldamento del sangue, utilizzato dalle sale operatorie di Cardiochirurgia durante le procedure di circolazione extra corporea". Le indagini sono in corso.

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Oggi si scopre che si tratta di un fenomeno continuo a cui nessuno si oppone. Oltre a lei è stata identificata anche una maggiorenne, sempre italiana.

"Il periodo di incubazione dopo l'esposizione al M. chimaera risulta lungo - si legge - con una mediana di 17 mesi (range 3-72 mesi)". I segni e i sintomi sono affaticamento, febbre e perdita di peso.

Relativamente alla diffusione del contagio, in questa fase, non si conosce con esattezza l'entità del fenomeno.

L'Italia sembrava esclusa dall'emergenza di queste nuove infezioni. "Si è in attesa di ricevere riscontro dalle regioni e il ritardo è probabilmente dovuto al fatto che il lungo periodo di incubazione e la scarsa specificità del quadro clinico rendono complessa e laboriosa l'identificazione di casi possibili che devono, comunque, essere confermati da indagini di laboratorio specifiche, non sempre disponibili per i casi individuati retrospettivamente", conclude.

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