Dolce & Gabbana chiedono scusa ai cinesi con un video: "Duibuqi"

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"In questi giorni - inizia Domenico Dolce - abbiamo ripensato moltissimo con grande dispiacere a tutto quello che ci è successo e che abbiamo causato nel vostro paese e ci scusiamo tantissimo".

Problemi seri per Dolce e Gabbana che si sono visti annullare la sfilata in Cina dal titolo D&G The great show per colpa di uno spot della casa di moda ritenuto dal popolo orientale colmo di allusioni razziste e per via di alcuni post contro la Cina pubblicati sul profilo IG di Stefano Gabbana.

"Ciò che è accaduto oggi è davvero spiacevole" scrivono i due stilisti sui social, "non solo per noi, ma per tutti coloro che hanno lavorato notte e giorno per dar vita a questo progetto".

La conversazione Instagram di Gabbana era stata rapidamente rilanciata sul social network cinese Weibo, suscitando le reazioni indignate degli utenti.

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Per il ministero della Salute che parla di 'epidemia da Chimera' , i casi di infezione in Italia sarebbero centinaia. Relativamente alla diffusione del contagio, in questa fase, non si conosce con esattezza l'entità del fenomeno.

"Le nostre famiglie ci hanno sempre insegnato a rispettare le varie culture di tutto il mondo e per questo vogliamo chiedervi scusa se abbiamo commesso degli errori interpretando la vostra", sottolineano poi Dolce e Gabbana.

"Siamo sempre stati molti innamorati della Cina, amiamo la vostra cultura e certamente abbiamo ancora molto da imparare. Per questo ci scusiamo se abbiamo sbagliato nel nostro modo di esprimerci", continua Dolce. "Faremo tesoro di questa esperienza". Seguono le scuse in lingua cinese. Gli screenshot di questi messaggi, una volta resi pubblici, hanno scatenato l'inferno. Per scusarsi i due co-fondatori della casa di moda hanno scelto un look minimal: entrambi in felpa nera, siedono con le mani strette, quasi congiunte, appoggiate a un grande tavolo. Un'atmosfera molto lontana dall'eccentricità che caratterizza le creazioni Dolce & Gabbana.

Eppure tutto è probabilmente studiato a tavolino per la cultura cinese: gli abiti neri, la gesticolazione inesistente, la mancanza di primi piani. Sono tutte accortezze prese per non urtare, almeno stavolta, i consumatori di un Paese che entro il 2030 rappresenterà il 46% del mercato del lusso mondiale. E anche molte celebrità cinesi, come l'attrice Zhang Ziyi, l'attore Chen Kun e il cantante Karry Wang Junkai, avevano annunciato pubblicamente che avrebbero boicottato la sfilata.

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