Stati generali delle imprese su Tav e manovra "Finita la pazienza"

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Intanto l'8 sarà di scena a Torino la manifestazione No Tav. Dopo i 40mila scesi in piazza il 10 novembre scorso, ieri nelle ex Officine Grandi Riparazioni si sono riuniti oltre 3mila rappresentanti di dodici categorie produttive: tra loro gli industriali della Confindustria, gli artigiani di Cna e Confartigianato, il mondo delle cooperative, i commercianti, le imprese edili dell'Ance.

L'iniziativa è frutto della collaborazione fra le più importanti Associazioni datoriali del Paese e vedrà la partecipazione di tutti i Presidenti nazionali, per ribadire la centralità delle infrastrutture - a partire dalla Torino / Lione - e chiedere al Governo una riflessione seria e libera da pregiudizi ideologici sulle scelte che riguardano grandi opere e sviluppo.

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Si parte dalla linea ad alta velocità Torino-Lione, ma l'obiettivo è quello di lanciare un segnale forte per lo sblocco delle opere infrastrutturali del paese. "Tav, l'Italia in Europa", circa tremila imprenditori di Confindustria, Casartigiani, Ance, Confapi, Confesercenti, Confagricoltura, Legacoop, Confartigianato, Confcooperative, Confcommercio, Cna e Agci.

"L'economia sta rallentando e questo per noi è motivo di fortissima preoccupazione", ha affermato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. Guardando più da vicino il tema infrastrutturale, il documento spiega che "una rete infrastrutturale europea non è tale senza tutti i corridoi in cui essa si articola e, senza la Torino-Lione, non esisterebbe il Corridoio mediterraneo, che collega l'Europa dalla Spagna all'Ungheria al di qua delle Alpi, per il quale l'Italia si è battuta con vigore per evitare l'isolamento e la marginalizzazione". "Ben poco attivismo imprenditoriale - dicono - si è visto quando la disoccupazione giovanile ha toccato il 40% o le infrastrutture da nord a sud sono crollate facendo vittime e feriti. Costruendola invece al 2030 si ridurrebbe il transito stradale di quasi un milione di veicoli pesanti l'anno, tagliando emissioni inquinanti per tre milioni di tonnellate equivalenti di Co2". E perché, conclude il manifesto, "di tutto questo è convinta la maggioranza del Paese, che per quasi il 60% è favorevole alla Torino-Lione". "L'alzata di scudi - dicono - c'è solo quando i ben poco intraprendenti imprenditori rischiano di perdere una ricca commessa di soldi pubblici".

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