Alessandro di Battista e l'azienda di famiglia nel mirino de "Il Giornale"

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"La società della famiglia di Alessandro Di Battista è in crisi, ha debiti verso dipendenti, banche e fornitori". L'azienda ha avuto difficoltà a pagare puntualmente i 3 dipendenti (tra cui mia sorella). Negli ultimi esercizi, i numeri dimostrerebbero che la Di.Bi Tec è gravata da importanti debiti verso le banche oltre che verso i fornitori. Stavolta però per leggere dei pezzi della sentenza sulla trattativa Stato-Mafia.

Su quanto riportato dal Giornale è intervenuto anche Matteo Renzi nella sua newsletter Enews e sul suo profilo Facebook. Dopo le vicende che hanno coinvolto i familiari di Renzi, Boschi e Di Maio, Il Giornale dedica infatti un articolo alla storia dell'azienda Di.B Tec srl che si occupa di manufatti in ceramica e apparecchi igienico sanitari, costituita nel 2001 da Vittorio Di Battista, papà dell'esponente pentastellato. L'avete voluto voi evidentemente".E in chiusura: "Ho visto che Renzi ci si è subito buttato a pesce su questa stupidaggine. Parliamo dello stesso giornale - scrive il grillino su Facebook - che mesi fa intitolò in prima pagina: 'Furbata Di Battista, si ritira dalla politica ma piazza il padre in Parlamento'. "Ciònonostante l'azienda tira avanti, così come tante altre, sperando che i colpevoli, che oltretutto oggi provano, in modo scomposto, a fare i carnefici, vengano cacciati, una volta per tutte, dalle Istituzioni".

Se il babbo Di Battista se la cava con una battuta ("Oggi sono in vena di filastrocche e rammentando, come diceva Renato Rascel, che è arrivata la bufera ed è arrivato il temporale, esorto gli amici, i conoscenti ed i segugi al soldo, di leggere, se ne sono capaci, i bilanci") è però la reazione del figlio a trasformarsi in un caso nel caso. I soci della Di.Bi Tec s.r.l sono cinque e si sono così suddivisi le quote: Alessandro Di Battista (30%), Maria Teresa Di Battista (30%), Vittorio Di Battista (20%), Leonardo Salvini (15%), Carmela Traversari (5%). E a Renzi dice: "Caro Matteo, so che ti brucia ancora che uno come me, senza guru della comunicazione, senza Tv dalla sua parte, solo con un motorino, ti ha fatto il 'culo' al referendum costituzionale". E ancora: "Pensate di indebolirmi ma ottenete il contrario".

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Gianfranco Teotino, durante il microfono aperto di Radio Sportiva, si è espresso così sulle situazioni calde del momento. La trattativa non è mai nata, non ci siamo mai seduti a parlarne.

L'ex parlamentare non nega i problemi della sua azienda: "Il Giornale, udite udite, tramite una visura camerale - una roba pubblica insomma - scopre che la piccola azienda di famiglia ha difficoltà".

Di Battista poi fa di più e pubblica la lettera firmata da Silvio Berlusconi in cui, a seguito della querela, l'ex premier si scusa dicendo di essere a conoscenza dei suoi titoli di studio. Il senatore Francesco Bonifazi ha aggiunto: "Di Battista, invece di farci la morale dalle Americhe appollaiato su un'amaca, torna in Italia e paga i debiti della tua azienda". Ovviamente dopo averne mandata una copia a Sallusti chiedendogli, come sempre, di obbedire al suo padrone e di chiamarmi "Illustre Signor Dottor Di Battista".

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