Bangladesh, elezioni in un clima di paura : Vittoria di Hasina Sheikh

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I seggi si sono chiusi intorno a mezzogiorno, ora italiana, e durante le operazioni di voto sono morte almeno 12 persone nonostante l'imponete dispositivo di sicurezza messo in campo.

Le elezioni, presidiate da 600 mila soldati e poliziotti, sono considerate un referendum sul governo sempre più autoritario della prima ministra Sheikh Hasina, figlia 71enne del padre fondatore del Paese determinata a conquistare il suo quarto mandato dopo una campagna elettorale segnata da violenze: il suo partito è stato accusato di arresti di massa, sparizioni forzate e uccisioni extragiudiziali per neutralizzare l'opposizione.

Con lui ci sono anche il partito Nazional Socialista-Jatiya Samajtantrik Dal, i Lavoratori del Popolo-Krishak Sramik Janata League ma soprattutto il Bangladesh National Party (Bnp) dell'ex primo ministro Khaleda Zia.

Oltre a Internet, anche una delle principali tv private, la Jamuna Tv, famosa per le sue posizioni indipendenti, è stata oscurata e senza alcuna spiegazione.

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E ' successo prima dell'alba, quando la maggior parte dei residenti sono state ancora dormendo la notte di capodanno. Fino a questo momento circa 16 persone sono state fatte evacuare dai loro appartamenti per ovvi motivi di sicurezza.

TPI ha raccolto l'appello partito nazionalista del Bangladesh (Bnp) in Italia, che ha denunciato il pericolo che si nasconde nelle elezioni del 30 dicembre per i cittadini del Bangladesh.

Al voto, nel paese dove l'89 per cento della popolazione è musulmana, sono registrate 104 milioni di persone. La tensione resta molto alta con le opposizioni che già alla vigilia avevano manifestato la loro preoccupazione per possibili violenze e intimidazioni per tenere lontani gli elettori dalle urne. Questo sarebbe il primo dall'indipendenza nel 1971.

Il Bangladesh è classificato 146esimo su 180 paesi nella libertà dei media, secondo Reporters Without Borders (RSF): almeno 25 giornalisti e diverse centinaia di blogger e utenti di Facebook sono stati perseguiti nel 2017 in base alla legge sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che punisce qualsiasi comunicazione elettronica che "tende a depravare o corrompere" l'immagine dello Stato.

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