Che fine ha fatto Jo Song-Gil? Per l'Italia una grana diplomatica delicatissima

Adjust Comment Print

"L'ho visto l'ultima volta tre settimane fa in occasione di un pranzo a Roma con alcuni imprenditori interessati a investire in Corea del Nord, se fosse vero che ha disertato mi sembrerebbe strano, era molto attaccato al suo Paese", ha dichiarato l'ex senatore Antonio Razzi, che vanta un'amicizia personale con il leader nordcoreano Kim Jong-un e numerosi viaggi a Pyongyang.

JoonAng Ilbo ha scritto che il governo italiano non saprebbe cosa fare dell'intera situazione: per il momento, comunque, starebbe proteggendo Jo tenendolo in un posto sicuro.

Saldi 2019, attenzione alle truffe: consigli utili per evitare fregature
Il 2019 è appena iniziato e gli appassionati dello shopping e del risparmio sono pronti ai tradizionali saldi invernali . Il 3 gennaio toccherà poi alla Valle D'Aosta , con le altre regioni italiane che vedranno arrivare i saldi da sabato 5.

Jo, 48 anni, è stato ambasciatore a Roma dall'ottobre 2017, dopo che l'Italia aveva espulso l'ambasciatore Mun Jong-nam in segno di protesta contro un test nucleare della Corea del Nord avvenuto un mese prima in violazione delle risoluzioni dell'Onu. Il ministero degli Esteri italiano ha smentito e fonti della Farnesina si sono limitate a confermare che a suo tempo per via diplomatica era stata comunicato al ministero degli Esteri italiano l'avvicendamento dei funzionari nell'ambasciata nordcoreana. "Tale avvicendamento ha poi avuto luogo". Jo Song-gil, ha disertato "e ora si nasconde", ha detto il deputato Kim Min-ki, al termine di un'audizione a porte chiuse con uomini dell'intelligence sudcoreana: "Il mandato di ambasciatore ad interim doveva terminare a novembre e Jo è fuggito dall'ambasciata ai primi del mese" con la moglie. Adesso bisognerà capire se il diplomatico sia effettivamente rimasto in Italia - grazie alla copertura dei Servizi Segreti - o se invece abbia chiesto asilo a un altro Stato. La richiesta di asilo, quindi, sarebbe da collegare all'ordine di rientrare a Pyongyang. L'ambasciata a Roma è tra le più importanti della rete estera nordcoreana, con due diplomatici provenienti dal ministero degli Esteri, più altri due che si occupano degli affari legati alla Fao (l'agenzia dell'Onu che ha sede a Roma). In generale, come metodo per prevenire le fughe, i diplomatici del Nord lasciano in patria diversi componenti della famiglia, soprattutto bambini, mentre a Jo fu concesso di raggiungere Roma con moglie e figli, quasi a conferma - secondo il quotidiano - della sua appartenenza a una famiglia privilegiata. All'epoca si disse che l'educazione e un migliore futuro per i figli furono le cause primarie della fuga.

Comments