Brexit Box: se il Regno Unito resta senza cibo

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"La Camera ha parlato e questo governo ascolterà" ha detto ieri sera May nell'aula che l'aveva appena travolta con una valanga di voti contrari.

Quella di Theresa May, come si è visto, non è stata una sconfitta ma una catastrofe parlamentare. La premier britannica dovrà presentarsi davanti ai negoziatori e ai capi di Stato e di governo europei con un piano B che, però, al momento non sembra esserci: lo chiede prima di tutti l'Unione europea che non è disponibile a intavolare trattative, se non sulla dichiarazione politica congiunta sulle relazioni future.

"Se un accordo è impossibile e nessuno vuole l'accordo", quello già firmato, "allora alla fine chi avrà il coraggio di dire qual è l'unica soluzione positiva per il Regno Unito?". Permetterebbe di arrivare a una Brexit 'soft', lo scenario preferito dai Laburisti, che se otterrebbero la maggioranza parlamentare chiederebbero poi all'UE di riaprire i negoziati. "Il voto di ieri ha dimostrato che a Londra le condizioni per l'uscita non sono soddisfatte". Non ci saranno pressioni esterne da parte dell'Unione Europea su Londra mentre il Regno Unito lavora ad una nuova soluzione, ha tenuto ad assicurare Merkel, per la quale il compito di individuare una nuova soluzione spetta unicamente a Londra (LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DI UN NO DEAL). "Questo scenario è ancora possibile, ma riteniamo che un secondo referendum sia molto più probabile dato il cambiamento della retorica politica". "Parlare con le opposizioni e capire come trovare una maggioranza (in Parlamento)". Il governo del Belgio, che con l'Irlanda, la Francia e l'Olanda, è tra i Paesi meglio preparati a un 'no deal', ha convocato una riunione d'emergenza constatando che 20.000 imprese non sono ancora pronte allo scenario peggiore.

Polonia: morto il sindaco di Danzica
Il coltello ha perforato il cuore , il diaframma e la cavità addominale e ci sono traumi a fegato, reni e milza. Domenica, il ministro dell'Interno Joachim Brudzinski l'ha descritto come "un atto di barbarie inspiegabile".

Jeremy Corbyn, segretario del Labour Party, ha immediatamente presentato una mozione di sfiducia nei confronti del governo May con il sostegno di tutti i leader degli altri partiti di opposizione. Infine, se niente di tutto questo sarà possibile, l'articolo 50 potrebbe essere revocato. Tuttavia, ciò che sta diventando sempre più chiaro è che il rischio di una Brexit "no-deal" sta diminuendo rapidamente. Se i conservatori hanno una maggioranza oggi è soltanto grazie all'appoggio della destra conservatrice nordirlandese. Del resto, la sua autorità è così minata che Bruxelles si rifiuterebbe di aprire nuovi negoziati senza la certezza che Westminster li approvi. Con cocciutaggine incomprensibile lo ha voluto portare in Parlamento nonostante sapesse che sarebbe stato respinto.

In alternativa, viste le circostanze, nella scheda si potrebbe aggiungere anche l'opzione 'tabù' numero tre, quella della 'no Brexit'. Cosa succede ora? Secondo Charles St Arnaud, Senior Investment Strategist di Lombard Odier IM, lo scenario più probabile è quello di un rinvio della Brexit.

Il sondaggista Peter Kellner diceva all'Economist che "la stessa serie di risultati potrebbe produrre tre esiti diversi, a seconda che si scelga un sistema maggioritario secco (che sceglie l'opzione che riceve la maggioranza di prime scelte), il voto alternativo (per cui l'elettore vota facendo una classifica delle sue preferenze: le seconde preferenze dell'opzione ultima classificata si aggiungono ai voti delle prime due classificate) o il sistema Condorcet (che premia il vincitore complessivo dei tre possibili scontri diretti testa a testa)".

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