Brexit bocciata: per Theresa May e l’Inghilterra è una Caporetto

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La bocciatura senza appello da parte della Camera dell'accordo raggiunto dalla premier Theresa May, 'seppellito' da 432 voti contrari e sostenuto da appena 202 favorevoli, è un k.o. pesantissimo.

Anche il capogruppo degli indipendentisti scozzesi dell'Snp, Ian Blackford, ha detto sì a un confronto "costruttivo" con May, pur ribadendo la differenza delle posizioni. C'è una maggioranza trasversale che è determinata a impedire un no deal, così come è probabile che ci sia una maggioranza a favore di una uscita morbida dalla Ue, la cosiddetta opzione norvegese, che prevede la permanenza nel mercato unico.

Theresa May è pronta a incontrare tutti i leader dell'opposizione a partire da stasera per cercare di trovare una linea comune con l'obiettivo di "attuare la Brexit".

"No deal" Se niente dovesse essere deciso e se l'Unione Europea non dovesse concedere alcuna proroga sul 29 marzo, quel giorno il Regno Unito uscirebbe dall'Unione Europea senza un accordo sul cosa fare dopo.

Brexit Box: se il Regno Unito resta senza cibo
Tuttavia, ciò che sta diventando sempre più chiaro è che il rischio di una Brexit "no-deal" sta diminuendo rapidamente. Se i conservatori hanno una maggioranza oggi è soltanto grazie all'appoggio della destra conservatrice nordirlandese.

Secondo quindi gli analisti, il mancato accordo porterà più probabilmente all'uscita del Regno Unito in maniera disordinata, senza un accordo oppure con un accordo al ribasso, che non salvaguardi l'accesso del Regno Unito al libero scambio di beni e servizi con gli altri paesi europei: uno scenario chiamato appunto "hard Brexit". Fronde interne ai Tory e al Democratic Unionist Party (il partito di destra nordirlandese che sostiene il governo conservatore) non hanno mai digerito la soluzione concordata dalla premier con Bruxelles, ossia l'accordo per garantire che non venga eretto un confine fisico nell'unica frontiera di terra tra Regno Unito e Ue.

Jeremy Corbyn non è riuscito nel suo intento di sfiduciare il governo May. Poi lunedì prossimo, 21 gennaio, tornerà di nuovo alla Camera dei Comuni per presentare il piano B, alla luce di quello che sarà emerso dagli incontri. Ha infatti riferito la May: "Esistono due strade per aggirare le problematicità che sta affrontando il processo della Brexit, la prima è raggiungere un accordo, la seconda sarebbe cancellare l'Articolo 50 del trattato di Lisbona, anche se la Gran Bretagna non opterà per la seconda opzione". Figure chiave del "Leave" sono indagate per presunte irregolarità durante la campagna referendaria e l'opinione pubblica britannica è molto più informata sull'Unione Europea ora di quanto non lo fosse nel 2016. Conosco il modo in cui lavora l'Unione europea e vi posso garantire che è nelle ultime settimane, e negli ultimi giorni, che vengono fatte le concessioni maggiori.

Nel frattempo, la Germania e la Francia, dopo l'atteggiamento intransigente osservato sinora, hanno segnalato la loro disponibilità a rallentare il processo della Brexit.

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