Naufragio: 117 migranti dispersi davanti le coste della Libia

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Per ore si è temuto che la vicenda si trasformasse nell'ennesima tragedia del Mediterraneo dopo quella di venerdì scorso, quando un gommone si è rovesciato portando alla morte, secondo le ricostruzioni dei soli 3 sopravvissuti, 117 persone. Con il trascorrere delle ore gli appelli dei naufraghi rilanciati dagli attivisti di "Alarm Phone" sono diventati drammatici.

Rientrati in Libia i 393 immigrati salvati ieri in mare dalla Guardia Costiera libica.

Dei tre superstiti, due sono riusciti a salire sulla zattera gonfiabile lanciata in mare da un velivolo dell'Aeronautica e uno era in mare. Che, a bordo, viene definita drammatica, con i migranti nel panico: "abbiamo paura di morire". I soccorsi sono riusciti a recuperare solamente tre persone e metterle in salvo a Lampedusa. Hanno raccontato delle "violenze e gli abusi" cui sono stati sottoposti in Libia. "Se vogliamo continuare a parlare degli effetti continuiamo con la retorica dei morti in mare che ovviamente sono una tragedia e hanno tutto il mio cordoglio, ma dobbiamo parlare delle cause perché se oggi c'è gente che parte - sottolinea - è perché alcuni paesi europei con in testa la Francia non hanno mai smesso di colonizzare l'Africa". "Sono scioccato da questa nuova strage - ha detto -". Non è chiara la provenienza dei migranti. A riferirlo è il portavoce dell'Oim, Flavio Di Giacomo.

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Che ora lavora per sostituire Piatek e ha individuato in Antonio Sanabria il profilo giusto per l'attacco di Cesare Prandelli . Dobbiamo avere un po' più di cattiveria e determinazione oltre a toglierci di dosso tutte le negatività.

A questi dati così tragici, il capo della Lega Nord, il ministro dell'Interno Matteo Salvini, continua a opporre, con irriducibile cinismo, la teoria che la colpa delle morti nel Mediterraneo è delle Ong.

"Ma dico siamo impazziti?" Siamo stati rimandati ai libici che però non rispondono. "Considerato l'attuale contesto, in cui prevalgono scontri violenti e diffuse violazioni dei diritti umani, i migranti e i rifugiati soccorsi non devono fare ritorno in Libia", scrive l'Unhcr in una nota, sollecitando gli Stati a "intervenire con urgenza per ristabilire misure di soccorso efficaci nel Mediterraneo aumentando le operazioni di soccorso coordinate e congiunte, ristabilendo procedure di sbarco rapide in porti sicuri, e revocando le misure che impediscono di operare alle imbarcazioni delle Ong". "È stato riferito che un sopravvissuto - afferma l'UNHCR - dopo essere rimasto in balia delle onde per oltre 24 ore, è stato soccorso da un peschereccio e sta ricevendo cure mediche in Marocco". Gli attivisti di Sea Watch ieri hanno salvato 47 migranti. La segnalazione è arrivata su Twitter da Alarm Phone che, in in una lunga serie di messaggi, ha spiegato di aver provato a contattare le autorità libiche, italiane e maltesi e che a bordo ci sarebbe un bimbo "privo di conoscenza o addirittura morto".

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