Venezuela, Guaidò e Usa chiudono i rubinetti a Maduro

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"E guideremo questo paese verso la gloria che si merita", aveva dichiarato dicendosi pronto a mettersi a capo di un governo di transizione che mettesse fine al potere del presidente venezuelano, insediatosi al suo secondo mandato in sei anni come capo della Repubblica bolivariana dopo avere vinto le elezioni con il 70 per cento dei voti.

Circa 700 arresti sono avvenuti nella sola giornata del 23, quando il presidente del Parlamento Juan Guaidò si è autoproclamato presidente ad interim. "Si comportano con arroganza".

E dagli Usa oggi è arrivato un altro monito diretto a Maduro: "Ogni atto di violenza o intimidazione contro il personale diplomatico Usa in Venezuela, il leader Juan Guaidò o l'Assemblea nazionale del Paese - ha ammonito il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton, su Twitter - rappresenterebbe un grave attacco alla legalità e provocherà una risposta significativa". Anche il Regno Unito si è allineato con questa posizione. Inoltre, Nicolás Maduro ha avuto ricevuto l'appoggio da parte delle forze armate; il Ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino ha rinnovato la sua fedeltà al Presidente definendo "legittimo" il governo di Maduro.

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Gli auguro tutto il bene possibile". "Anche Jordan a inizio settimana mi ha manifestato la voglia di giocare con continuità. Ieri ha avuto delle complicazioni con il Newcastle , da domani sarà di nuovo con noi e non ci sarà nessun problema".

Ieri Bruxelles si è schierata al fianco degli Stati Uniti per la "tenuta urgente di elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili", come ha detto l'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini. Più distante da Macron, Sanchez e Merkel il premier italiano Giuseppe Conte che ha invitato a evitare "interventi impositivi" dividendo così Lega e Cinquestelle: da un lato il Carroccio, che con Salvini sostiene la linea degli altri Paesi europei sull'ultimatum, e dall'altro il Movimento che preferisce invece la prudenza. Il Cremlino ha smentito e non poteva fare altrettanto, visto che si parla di una società privata già attiva in Siria e in Ucraina, ma "alcune centinaia di mercenari russi" sarebbero entrate in Venezuela nelle ultime settimane, a "protezione dei più alti livelli governativi" e dei "grossi interessi russi e cinesi" nel Paese alleato: lo hanno riportato Reuters e The Guardian citando insider degli ambienti e, se confermato, sarebbe il debutto di contractor russi Oltreoceano. "Certamente, non è vero", ha detto il portavoce della presidenza Dmitry Peskov.

Guaidò ha ringraziato Silva e ha chiesto ad altri militari di seguire il suo esempio.

Intanto, si è registrata una defezione importante tra i ranghi del presidente venezuelano. "Sappiamo che dovete mantenere l'ordine, ma dovete capire che stiamo rispettando la Costituzione".

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