Diciotti, Salvini sentito dalla Giunta entro 7 giorni: M5s diviso sul voto

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Il diretto interessato ostenta tranquillità: "Non c'è nessun pericolo per il governo, non rischia assolutamente".

Non fu un sequestro di persone, bensì un semplice "rinvio" della decisione su dove e quando far sbarcare i 177 migranti dalla nave Diciotti, in attesa che le istituzioni europee si assumessero le proprie responsabilità.

Migranti: Martina, 'fateli sbarcare da Sea Watch'
A Martina spetta la seconda piazza (1.062 voti per il 33,7%) mentre Giachetti-Ascani le preferenze sono state 672 (21,3%). Così come confermano che nessuno, dopo il voto nei circoli , raggiunge il 50% dei consensi.

Salvini aveva inizialmente chiesto di farsi processare, per poi fare marcia indietro. Ci sta e difatti ha seguito la procedura, chiedendo di poter procedere contro il ministro dell'Interno. E, stando ai sondaggi, la Lega avrebbe chance molto elevate di conquistare una maggioranza da sola, sostenuta dagli altri partiti di centrodestra.

"Non mandare a processo Salvini sul caso Diciotti sarebbe una cazzata colossale". Ho chiarito che in ogni caso il voto non metterà in discussione la tenuta del Governo. Mentre il pentastellato Carlo Sibilia ha evidenziato: "Se il caso andrà in Aula voteremo sì. Ci sono delle situazioni che lasciano dei dubbi", spiega, "Non mi permetterei mai di dire che è una manovra politica della magistratura, ma vedendola con gli occhi del cittadino mi sembra complicato capire, visto che due procure e un tribunale dei ministri hanno già archiviato". Il presidente del Consiglio sa che ad essere in ballo non c'è il solo Salvini, ma l'intero governo. E possono dirlo senza tema di smentita anche i pentastellati: magari maldestramente e in modo criticabilissimo, ma Salvini ha fatto politica, non ha preso tangenti. Il classico esempio da libro di macroeconomia, usato per divertire i commensali in pizzeria, è che se un uomo sposa la sua domestica il PIL diminuisce (a meno che non paghi la neo-moglie, cosa teoricamente possibile). Poi però Salvini ha cambiato idea: non vuole più il processo. I primi espressione di una cultura fondamentalmente avversa all'impresa e al lavoro vero, tutti aspiranti statali o comunque simpatizzanti di quel mondo. Dunque, tutto resta nelle mani dei due vicepremier e dei vertici di M5S e Lega. "Noi del Movimento lavoriamo con coerenza e abbiamo sempre dato l'autorizzazione a procedere". L'unica autorizzazione a procedere sopravvissuta alla falcidie degli anni Novanta, relativa ai ministri e non ai parlamentari, punta direttamente al cuore del problema: il rapporto fra la politica che ha il mandato di perseguire l'interesse pubblico e le regole della legge. Esamineremo gli atti e valuteremo, insieme a Di Maio, ha ripetuto oggi il senatore Michele Giarrusso, annoverato nell'ala giustizialista del M5S, confermando la prudenza sul giudizio.

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