Stime Ue, grande incertezza su prospettive economiche dell'Italia

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Come spiegano da Bruxelles, lo scenario per l'Italia è preoccupante: "Servono riforme strutturali profonde e un'azione decisiva per ridurre il livello di debito pubblico elevato. In altre parole, politiche responsabili che sostengano stabilità, fiducia e investimenti".

Le stime di crescita dell'Italia per il 2019 non soddisfano la Commissione Ue, che si appresta a rivederle con un drastico taglio. L'Europa vede un'attività economica "anemica" nella prima metà dell'anno. La stima del Pil 2018 è 1%, nel 2020 0,8%, e l'Italia resta fanalino di coda in Ue.

Per il ministro dell'economia Giovanni Tria si può parlare "di battuta d'arresto più che di vera recessione".

Tuttavia, aggiunge la Commissione, tale possibile ripresa dei consumi sarebbe "in parte smorzata da un deterioramento delle prospettive occupazionali". Troppo indietro rispetto alle previsioni di crescita dell'1,3% di aumento medio nell'eurozona. E mentre il rallentamento degli investimenti riduce la crescita dell'import, gli export netti "forniranno sostegno marginale alla crescita del Pil". Per quanto riguarda l'inflazione, la stima per il 2019 è 1%, per poi salire all'1,3% nel 2020. Ma saranno le previsioni di maggio a dirlo, perché domani l'Ue pubblicherà solo Pil e inflazione. Le stime del governo sono di +1%.

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"È chiaro che un rallentamento sostanziale della crescita influenza anche la traiettoria dei conti pubblici, delle entrate fiscali e il relativo deficit di bilancio quindi" ha affermato "presumo che dovremo tornare a discutere della situazione italiana nel ciclo di primavera".

Se Roma deciderà di non procedere, allora i fondi verranno destinati ad altri progetti, probabilmente non in Italia, magari a finanziare la creazione di collegamenti marittimi con l'Irlanda (con porti francesi, belgi ed olandesi), necessari per via della Brexit (ora il corridoio di collegamento tra l'Ue e la Repubblica d'Irlanda passa dal Regno Unito).

"Tra i maggiori Stati membri, revisioni al ribasso della crescita sono state considerevoli", sottolinea la Commissione. Il pil della Germania è stato rivisto all'1,1% dall'1,8%, mentre quello dell'Olanda all'1,7% dal 2,4%, con un taglio per entrambi i Paesi dello 0,7% rispetto alle previsioni d'autunno. Un modello fatto di bassi consumi, compressione dei salari e traino degli export.

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