Eredità Sordi, il verdetto: tutti assolti, il fatto non sussiste

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Tutti assolti perché il fatto non sussiste: i giudici si sono pronunciati in merito alla vicenda legata all'eredità di Alberto Sordi, chiudendo così il processo di primo grado.

- 15 settembre 2014: il pubblico ministero Eugenio Albamonte chiede dieci rinvii a giudizio nei confronti dell'autista di 'Albertone' e della moglie Luna Zavala Salinas (nel frattempo deceduta), degli avvocati Carlo Farina e Francesca Piccolella, il notaio Gabriele Sciumbata e di altri 5 dipendenti: per l'accusa avrebbero ricevuto in diverse occasioni cospicue somme di denaro varianti dalle 150mila alle 400mila euro. A stabilirlo il giudice Maria Elena Mastrojanni della settima sezione penale. Sotto la lente degli inquirenti era finita in particolare una donazione di 2,3 milioni fatta al personale di servizio quando, secondo una perizia del Tribunale, la donna mostrava già evidenti segni di demenza degenerativa. Per quanto riguarda gli altri imputati, personale di servizio di casa Sordi, erano state chieste condanne per due anni e sei mesi. "La sentenza ne attesta la piena validità del testamento in favore della fondazione museo Alberto Sordi", ha spiegato l'avvocato Nicoletta Piergentili, che assiste la fondazione.

Il processo sul presunto raggiro è iniziato in seguito alla denuncia presentata da una banca, che aveva notato movimenti sospetti sui conti correnti della sorella di Alberto Sordi. La conseguenza implicita è che anche il testamento lasciato dalla ultra novantenne a favore della Fondazione Sordi è a tutti gli effetti valido, con ricadute anche sulla causa civile intentata dai parenti dell'attore per chiederne l'annullamento.

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Il patrimonio dei Sordi ammonta a decine di milioni di euro e dopo la morte di Aurelia, non essendoci eredi diretti del popolare attore, si è aperto un contenzioso tra i familiari più prossimi.

"Accettiamo e rispettiamo la sentenza un conto però sono le donazioni ai domestici, un conto è l'impugnativa del testamento".

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