Israele, Netanyahu incriminato per curruzione dalla procura

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Per Netanyahu si tratta di "una persecuzione politica, una campagna di caccia alle streghe per abbattere il governo della destra". Netanyahu ha parlato di "ricostruzioni ridicole" e di "pressioni interminabili su Mandelblit perché dicesse che sta considerando di incriminarmi".

Si può comprendere il motivo per il quale Netanyahu e i suoi alleati siano così preoccupati dalle conseguenze di questa dichiarazione guardando alle proiezioni elettorali: infatti, sebbene alla vigilia della mossa di Mendelblit, il suo sfidante Kahol Lavan (partito di centro guidato da Benny Gantz e da Yair Lapid) venisse dato come il maggiore partito alla Knesset con i suoi 36 seggi contro i 29 del Likud, le possibilità che fosse realmente in grado di formare la coalizione di maggioranza e quindi di ostacolare un quinto governo Netanyahu, sembravano inesistenti.

"Obiettivo - ha spiegato il premier - è quello di influenzare le elezioni". Per la legge israeliana, prima di incriminare un ebreo deve svolgersi una udienza per permettere all'imputato di difendersi, udienza la cui data sarà fissata probabilmente dopo il 9 aprile, data delle elezioni. Secondo l'accusa Netanyahu, durante alcune conversazioni con Arnon Mozes - editore del quotidiano a tiratura nazionale Yedioth Ahronoth - avrebbe promulgato leggi penalizzanti l'editore del giornale rivale (Israel HaYom) in cambio di una copertura mediatica favorevole al suo partito e alla sua azione politica durante le scorse elezioni nel 2015.

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Per la prima volta nella storia di Israele, un premier in carica potrebbe andare a processo. Il premier ha poi denunciato - mentre la voce si incrinava - che "in questa campagna di caccia non hanno avuto remore di nessun tipo: hanno versato il sangue di mia moglie, perseguitato mio figlio". Inizialmente il presidente russo e il primo ministro israeliano avrebbero dovuto tenere il colloquio il 21 febbraio ma è stato spostato all'ultimo minuto.

Egli rischia condanne che vanno da tre a 10 anni di prigione. "State tranquilli - ha proseguito - ho intenzione di restare al vostro servizio ancora a lungo come primo ministro". Le inchieste, ha concluso, sono un "castello di carte destinato a crollare".

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