L’Unione Europea concederà al Regno Unito di posticipare Brexit

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Boom della petizione popolare lanciata sul web e rivolta al Parlamento britannico per invocare la revoca della notifica dell'articolo 50 sull'uscita dall'Ue - e quindi la rinuncia alla Brexit - da parte del Regno Unito: l'iniziativa, firmata nel giro di 24 ore da quasi 700.000 persone, ha infatti mandato in tilt il sito del Parlamento. "Vogliono uscire con un accordo, senza un accordo o non vogliono uscire affatto?", si è chiesta la premier.

"Ciò che è importante è che il Parlamento rispetti i risultati del referendum per realizzare la Brexit - ha affermato al suo arrivo al Consiglio europeo-".

La decisione dovrà essere approvata dai 27 e il capo del governo di Londra sarà domani a Bruxelles per discuterne con gli altri leader. Secondo i dati dell'apposita Commissione della Camera dei comuni, questa è stata la votazione che ha ricevuto il più alto tasso di partecipazione.

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Se le opposizioni chiedono apertamente le dimissioni della giunta Raggi , anche tra le fila degli eletti c'è chi dubita di poter proseguire l'esperienza alla guida di Roma .

May ha inoltre sollecitato il Parlamento britannico a decidere se approvare l'accordo di divorzio da lei raggiunto, se andare a un no deal o se non attuare la Brexit, cosa che "minerebbe la fiducia" del popolo nella politica. L'intesa tra i capi di stato e di governo, che per la prima volta si sono trovati divisi sul dossier, è arrivata al termine di una complicata discussione durata cinque ore, con l'analisi di varie ipotesi, espressione dei due schieramenti, con i leader di Francia, Emmanuel Macron; Belgio, Charles Michel; e Lussemburgo, Xavier Bettel, tra i più rigidi, e dall'altro lato del tavolo, il polacco Mateuz Morawiecki; il greco Alexis Tsipras; e la lituana Dalia Grybauskaitė.

E se la Gran Bretagna dovesse partecipare alle Europee? Tusk spiega di "aver appena parlato al telefono" con la premier britannica. "Rimane mia intenzione riportare l'accordo per un voto alla Camera - aggiunge la premier -". Un Vertice straordinario non è comunque escluso "in caso di necessità". La verità è che nessuno pensa di chiedere il loro parere. Il problema vero, su cui tutto è destinato a decidersi, resta semmai per la May rimettere insieme i cocci d'una maggioranza in pezzi, nella quale gli euroscettici più irriducibili, tipo Peter Bone, non esitano a bollare come "un tradimento" anche la più corta prospettiva di rinvio. "Ogni decisione sarebbe potenzialmente oggetto di ricorsi giuridici". Questo ha reso impossibile chiedere un nuovo voto prima del Consiglio europeo (che inizia il 21, ndr). "L'Accordo di divorzio non sarà rinegoziato". Tutti contro tutti, dritti verso il baratro, senza neanche un appiglio surreale come il Comma 22.

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