Pensioni, ricalcolo da aprile

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Il ricalcolo dell'assegno pensionistico per il 2019 è cosa ormai nota da qualche mese, da quando è stato previsto dalla legge di Bilancio per permettere, anche, di finanziare (con 3,6 miliardi in tre anni) la quota 100 e il reddito di cittadinanza. In pratica, da giugno scatterà il recupero delle somme in più percepite nei primi tre mesi in virtù della più favorevole indicizzazione.

Ma l'Inps ha dato una data certa - aprile, appunto - se per l'arrivo degli assegni decurtati, non altrettanto ha fatto per quanto riguarda le restituzioni. In dettaglio, si tratta di 23mila domande con decorrenza primo aprile che l'INPs deve esaminare: verranno messe in pagamento nel mese di maggio, comprensive degli arretrati relativi al mese precedente. Dal ricalcolo - la cosiddetta rimodulazione della perequazione - vengono escluse le pensioni per le vittime di terrorismo e stragi, le prestazioni assistenziali a favore di invalidi, le pensioni sociali, l'indennità integrativa speciale e le indennità per gli ex dipendenti civili e militari delle Pa. La rivalutazione automatica resta comunque per i trattamenti pensionistici pari o inferiori a tre volte il trattamento minimo Inps. Impatto minore per 2,6 milioni, mediamente sull'importo lordo il calo è solo di 28 centesimi al mese. L'operazione di ricalcolo effettuata dall'Istituto "ha riguardato i trattamenti di importo complessivo lordo superiore a tre volte il trattamento minimo". Per i trattamenti fino a tre volte il minimo la rivalutazione è piena, mentre per le altre la rivalutazione rispetto all'inflazione andrà dal 97% per i trattamenti tra le tre e le quattro volte il minimo (da 1.522 a 2.029 euro al mese) al 40% per quelle superiori a 4.569 euro. Per importo complessivo lordo s'intende la somma di tutte le pensioni di cui un soggetto è titolare, erogate sia dall'Inps che dagli altri enti previdenziali, assoggettabili al regime della perequazione cumulata.

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La nuova formula della perequazione è diversa da quella applicata nel 2018, basata su cinque fasce, ma è soprattutto meno generosa del modello che sarebbe dovuto tornare in vigore a partire dal gennaio 2019, come avevano concordato le parti sociali col governo Gentiloni. Ad aprile scenderà a 2.319,48 euro.

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