Marotta: "Icardi non è stato punito. Voglio vincere con l'Inter"

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Beppe Marotta, amministratore delegato dell'Inter, ha chiuso l'evento 'Il Foglio a San Siro' e nel suo intervento ha parlato della questione stadio e anche di quanto successo con Mauro Icardi, nell'ultimo mese e mezzo. L'argomento caldo, non fosse altro che per la location, è San Siro: "Lo stadio è innanzitutto un contenitore di emozioni - dice Marotta -". Tutti parlano di struttura, ma bisogna garantire lo spettacolo in campo: se i giocatori sono forti la gente viene, se lo show è carente i tifosi se ne stanno a casa. Io credo che lo stadio debba fornire ospitalità, accoglienza, senso di appartenenza, aiutare a debellare la violenza. Poi che si faccia da una parte o dall'altra, importa meno. Stessa cosa vale per i centri sportivi, in Italia abbastanza carenti. L'allenatore ha il compito di gestire al meglio i giocatori, la società di proteggere l'allenatore, con l'obiettivo di rispettare la squadra che è una comunità. Sono favorevolissimo, specie in Serie A, a mettere dei vincoli ancora più stringenti a livello di licenze. Aumento dei prezzi? Andrà di conseguenza, salvaguardando un fascia per i più bisognosi: "non tutti possono spendere 100 euro per una gara".

Marotta: "Icardi? Non volevamo punire nessuno, ma". "In questo caso ho cercato di stemperare le tensioni nell'interesse di tutti". Le critiche? E' normale che in una società ci siano delle dinamiche non pubbliche, delle decisioni devono essere prese con grande senso di responsabilità. "Vale in generale e non per forza per il caso Icardi". Avevo insieme da gestire Cassano e il figlio di Gheddafi. Io non potevo decidere, al massimo valutare con Paratici e Nedved senza mai oppormi. E va detto che con la seconda opzione la società ti manda anche via.

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Quattro giorni fa siamo tornati davanti a un giudice perché per lui avrei scritto delle bugie. Sarà ora il tribunale stesso a decidere se revocare l'affidamento nelle prossime settimane.

Sull'Inter: "Il mio futuro, quando ero a Torino, lo vedevo in modo molto differente".

Su Cristiano Ronaldo: "Non è vero che non lo volevo". Come a.d. della Juve sapevo che non c'era la sostenibilità economica per fare quell'operazione. Per concluderla c'è stato bisogno di un gesto di grande lungimiranza del presidente Agnelli che dopo qualche giorno di riflessione ci disse che era possibile. Fu atto di grande coraggio di Agnelli, io non incidevo su questa operazione.

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