Brexit, terzo schiaffo dei parlamentari britannici all’accordo imposto dai burocrati della Ue

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Il leader dell'opposizione Jeremy Corbyn chiede che May si dimetta subito e che si vada a elezioni politiche e anche le pressioni dei conservatori aumentano, chiedono a May di fare un passo indietro. La May ha accettato l'accordo imposto da Bruxelles soltanto per consentire un'uscita più ordinata e senza traumi, ma evidentemente la Ue punta alla confusione e al caos per colpevolizzare chi mette in dubbio i vantaggi dell'Europa unita.

Per ben tre volte il parlamento inglese ha respinto l'accordo raggiunto faticosamente dal premier britannico Theresa May con l'Unione europea sull'uscita del Regno Unito dalla Ue. Oggi la Camera dei Comuni ha rigettato per la terza volta l'accordo, con 344 no a fronte di 286 sì. Resta sul tavolo il rischio di uscita senza accordo il 12 aprile, il nuovo termine imposto dalla Ue. Solo 5 i laburisti che hanno votato a favore. Determinate da chi, dopo aver fatto sempre e puntualmente da guastafeste per oltre 40 anni pur essendo membro a pieno titolo dell'Ue, si potrebbe trovare coinvolto in decisioni strategiche - dalla stesura del bilancio 2021-2027 alla scelta dei vertici delle istituzioni, solo per citare due esempi - avendo un piede dentro e uno fuori dall'Unione.

Il Dup, il partito degli unionisti dell'Irlanda del Nord, insiste che non approverà il piano di May. La polizia è stata mobilitata per intervenire in caso di violenze, mentre i dipendenti del Parlamento sono stati fatti uscire prima per paura che i manifestanti potessero aggredirli.

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Lunedì e mercoledì sono infatti attesi nuovi 'voti indicativi' sulle diverse opzioni per modificare l'intesa di divorzio; i deputati potrebbero provare a chiedere un rinvio lungo per poi avere una 'soft Brexit' e magari un secondo referendum.

Visti i tempi stretti "È quasi certo adesso che noi si debba partecipare alle elezioni europee", ha detto la premier britannica Theresa May dopo la bocciatura ai Comuni dell'accordo. La prossima scadenza importante è il 12 aprile. La Commissione europea in una nota nella quale si "rammarica del voto negativo arrivato dalla Camera dei Comuni". Starà ora al Regno Unito indicare una via per procedere prima di quella data, perché sia considerata dal Consiglio Europeo. I benefici dell'accordo di ritiro, incluso il periodo di transizione, non saranno replicati per alcun motivo in uno scenario di no deal. La scorsa settimana il Consiglio europeo ha fissato al 12 aprile la data utile ai Comuni per approvare l'accordo di recesso e rinviare così al 22 maggio la data della Brexit. In caso di "no deal", precisa la Ue, non sono previsti "accordi settoriali e parziali".

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