Storica due giorni di Papa Francesco in Marocco

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"As-salamu alaikum!" -dice il Papa, per annunciare il suo viaggio apostolico di due giorni in Marocco, il fine settimana prossimo, sabato 30 e domenica 31 Marzo. L'atterraggio all'aeroporto internazionale della capitale del Marocco è previsto per le 14. Le sfide che affronta il Marocco sono le sfide del sud del mondo, così care a papa Francesco, il primo papa che viene dal sud del mondo: migrazioni, povertà, integrazione economica: passa di qui la nascita di un islam illuminato, e questa visita riconosce al parziale modello marocchino, l'unico ad aver capito la lezione del 2011, non solo il merito di averla capita, ma anche il dovere di proseguire nella comprensione.

Dopo l' esecuzione di brani musicali della tradizione ebraica, cristiana e musulmana il Papa si è congedato da Mohammed VI e ha raggiunto la sede della Caritas diocesana di Rabat.

Al termine della visita al Mausoleo il trasferimento del Papa in macchina al Palazzo reale, residenza ufficiale e amministrativa dei sovrani del Marocco sin dal 1785, per continuare il dialogo in forma privata col Re, per salutare la sua famiglia e per il tradizionale scambio dei doni.

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Altra iniziativa ricordata dal Papa è la Cop22, la Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici, che ha ribadito la necessità di "proteggere il pianeta in cui Dio ci ha posto a vivere e di contribuire a una vera conversione ecologica per uno sviluppo umano integrale". Ha offerto una formazione ai predicatori musulmani dall'Africa e dall'Europa su ciò che descrive come Islam moderato. Proteggere soprattutto durante i tragitti sulle vie migratorie dove i più vulnerabili - minori non accompagnati e donne - sono soggetti a "sfruttamento e abusi di ogni genere". Pensato da Mohammed VI in seguito all' attacco terroristico di Casablanca del 2003, fa parte di quella catena di scuole, istituti di formazione, uffici religiosi e centri di ricerca islamici rafforzati proprio per stemperare le tendenze radicali di alcuni gruppi islamici. La messa sarà celebrata invece dopo il pranzo, alle 14.45 nel complesso sportivo coperto Principe Moulay Abdellah di Rabat, e sarà, come ha detto il portavoce vaticano Alessandro Gisotti, "sicuramente la messa con più partecipazione della storia del Marocco", con 10mila fedeli attesi. "Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli". Non siamo una grande Chiesa, siamo una Chiesa piccola perché i cristiani sono davvero in minoranza, ma le loro azioni, con le opere di carità, si vedono.

La migrazione "è un fenomeno strutturale e non solo contingente", e "bisogna vederla non come una minaccia" ma "come un'opportunità".

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