Ostaggio bresciano in Siria: liberato Sergio Zanotti

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Sergio Zanotti, che il giorno del suo rapimento aveva 56 anni, è un imprenditore originario di Marone, cittadina di circa 3mila abitanti sul lago d'Iseo, in provincia di Brescia. Tre anni sono lunghi.

Era partito per la Turchia, nella zona di confine con la Siria, nell'aprile del 2016 per imprecisate ragioni di lavoro. Ad annunciarlo il premier Giuseppe Conte: "A conclusione di una complessa e delicata attività di intelligence, investigativa e diplomatica, condotta in maniera sinergica, in data odierna siamo riusciti a ottenere la liberazione di Sergio Zanotti, rapito in Siria nell'aprile 2016".

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La diminuzione ha riguardato solo le donne e soprattutto i 25-34enni (-16 mila) e gli ultracinquantenni (-29 mila). Rispetto a febbraio 2018 i giovani disoccupati sono scesi di 222mila nella Ue-28 e 181mila nella zona euro .

"Sergio Zanotti appare in buone condizioni generali e tra qualche ora rientrerà in Italia, a Roma". "Un ulteriore successo delle nostre Istituzioni e, in particolare, dell'Aise: "a loro il mio più vivo e sentito ringraziamento", recita una nota di Palazzo Chigi". La prima a parlare è stata la sorella: "Sono felice ma non so niente di più". Domani Zanotti sarà interrogato dai magistrati della procura di Roma che hanno aperto un fascicolo sulla vicenda per sequestro di persona con finalità di terrorismo. "Le mie più sincere congratulazioni ai nostri apparati di intelligence, in particolare all'Aise, e a coloro che hanno lavorato per consentire la liberazione del nostro connazionale". L'imprenditore era già stato mostrato per la prima volta a novembre 2016: sempre in ginocchio ma in un campo di olivi, implorava un intervento del governo. All'epoca gli investigatori avevano parlato di un "sequestro anomalo": senza richieste di riscatto e senza che si conoscesse l'identità dei rapitori. L'ultima volta si erano avute notizie dell'italiano a maggio del 2017. Dietro di lui due uomini vestiti di nero, con il volto coperto e con in braccio un fucile. Era il secondo appello. Fu la conferma delle supposizioni dei servizi segreti: si sospettava che l'imprenditore bresciano fosse stato rapito in Siria da gruppi legati ad al Qaeda. L'autore si è presentato col nome Abu Jihad, descrivendosi come jihadista siriano e minacciando di uccidere l'italiano se il Governo italiano non agirà. In passato era finito agli arresti domiciliari ed una condanna per evasione fiscale nel suo passato.

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