Il patto tra Fca e Tesla per rispettare i limiti sulle emissioni

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Questa operazione prende il nome di "Open Pool" e prevede che se una casa ha emissioni troppo elevate possa acquistare dei cosiddetti "green credit" da altre Case poco inquinanti.

Assisteremo ad un "pool" economico che compenserà le emissioni della lineup Fca con quelle, pressoché assenti nell'utilizzo su strada, garantite dalla flotta Tesla? A partire dal prossimo anno, il target Ue per le emissioni medie di CO2 nelle autovetture è di 95 grammi al km. Va da sé che Tesla, avendo un'offerta composta da sole EV, assemblate in centinaia di migliaia di unità, ha tanti crediti da poter vedere (e tanti soldi da guadagnare). Secondo quanto riportato dal Financial Times le due case hanno raggiunto un'intesa in tale senso. Per le aziende che ritengono di non essere in grado di rispettare i limiti almeno nell'immediato, esiste una soluzione alternativa.

Questo ha consentito a Fiat Chrysler di vendere nel 2017 2.576,90 "carbon credit" nel mercato californiano, su un totale di 85.572,60 crediti scambiati.

Il rapporto non menziona ulteriori dettagli finanziari dell'importo specifico che Fiat Chrysler ha accettato di pagare a Tesla.

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Anche per chi governa le regole del calcio. "Serve più professionalità, degli uomini e della tecnologia , per ridurre gli errori". "No, alcuni giornali riportano il discorso degli stop ma è una questione di gestione della squadra da parte dell'allenatore".

Il patto è previsto da un regolamento che permette ai costruttori di acquistare bonus da altre case automobilistiche per compensare le proprie emissioni. In questo modo, sommando le emissioni di tutti gli attori coinvolti nel pool, si punta a raggiungere una media che si collochi al di sotto del parametro fissato.

Questo connubio apporta flessibilità - risponde l'azienda - per dare ai nostri clienti dei veicoli che posso permettersi, rispettando le norme al costo più basso.

Se si guarda al recente passato, accordi di tale genere avevano riguardato per lo più brand interni al medesimo gruppo: è il caso di BMW-Rolls Royce e dell'altro colosso tedesco, Volkswagen, più volte intervenuta per bilanciare i livelli di CO2 con le sue firme interne Audi, Bugatti, Seat e Skoda. Già nel 2018 Toyota e Mazda, pur non facendo parte dello stesso gruppo industriale, si erano accordate per condividere i dati sulle emissioni.

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