Golpe Sudan, lascia il capo dei servizi segreti Salah Gosh

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Con quello delle scorse ore, che ha cacciato l'autocrate Omar Hassan al-Bashir, al potere da trent'anni, siamo al terzo colpo di Stato realizzato dai militari in nome e per conto della società civile. Così è stato: nella serata di venerdì 12 aprile Ibn Ouf ha lasciato l'incarico di leader della transizione comunicando la decisione in televisione. E ha nominato come suo successore il luogotenente generale Abdel Fattah Abdelrahman Burhan.

Bashir è stato incriminato dalla Corte penale internazionale (Cpi) per accuse di crimini di guerra e crimini contro l'umanità sul conflitto del Darfur, ma il consiglio militare ha detto che non estraderà l'ex presidente. Il coprifuoco notturno imposto subito dopo il golpe é stato violato soprattutto dalle molte migliaia di persone che da sabato scorso proseguono un sit-in di centinaia di migliaia di persone davanti al quartier generale dell'Esercito a Khartum facendo temere un massacro che però non c'é stato. Una settimana fa, Burham è sceso in piazza per incontrare i manifestanti e dialogare.

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Intanto la folla celebra nelle strade di Khartoum con canti patriottici e slogan quali "nuova era, nuova nazione" gli avvenimenti delle ultime ore, dopo l'annuncio di un'imminente dichiarazione delle forze militari, l'arresto dei membri del governo, i blindati appostati intorno alla residenza ufficiale del presidente Omar al-Bashir e lungo le arterie nevralgiche della città. È stata inoltre disposta "la liberazione di tutti i detenuti arrestati in base alla legge d'emergenza e di tutte le altre leggi concernenti le ultime manifestazioni". Al potere da 30 anni, si è dimesso il presidente Omar Al Bashir, mentre l'esercito, che aveva circondato il palazzo presidenziale, ha annunciato la formazione di un governo di transizione. Dialogo chiesto anche dalle Forze di Reazione Rapida: il generale Mohamed Hamdan Daqlu ha domandato di "riconsiderare la Costituzione attraverso un comitato editoriale che comprenda tutte le forze sudanesi" per arrivare poi a nuove elezioni. Il suo ormai ex-capo, Ibn Auf, dimettendosi ha dichiarato che lo ha fatto per "preservare l'unità". I due militari erano gli unici nominati nel Consiglio di transizione ma, secondo quanto scrive Reuters, erano entrambi legati agli islamisti.

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