In Finlandia in testa la sinistra, i populisti di estrema destra secondi

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E guarda all'appuntamento delle elezioni europee.

È iniziato lo spoglio dei voti per le elezioni politiche in Finlandia.

Di Maio: "No a 800mila migranti". Salvini: "Non sono rifugiati"
Cosa sta facendo Di Maio? "Alcuni comuni versano in condizioni molto difficili per le poche risorse che hanno". Cosa dirà a Salvini? "Certamente, ne stiamo parlando insieme al presidente Conte e ai ministri competenti".

Un leader socialdemocratico che potrebbe tornare a guidare il governo finlandese dopo vent'anni. Il margine è minimo ed è previsto un riconteggio delle schede. Più distanti il Partito popolare svedese e i cristiano-democratici, con rispettivamente il 4,4% e 4,2% dei voti. Tuttavia, il secondo posto suona come una beffa, visto che non gli consentirà di entrare nel nuovo governo. Questi, riunitisi sotto le neonate insegne di SIN, hanno ottenuto appena l'1% dei consensi e sono rimasti fuori dal Parlamento. I seggi si chiuderanno alle 18 ora italiana e i risultati sono attesi nella notte. Anche l'Alleanza di sinistra, che ha sostenuto un'ambiziosa agenda sul clima, è andata bene arrivando comunque all'8,4%. Il distacco è di soli 0,2 punti percentuali tra i due schieramenti, con i socialdemocratici primo partito al 17,7%. Finora è stato scrutinato il 36% dei voti. In leggera crescita la partecipazione: 72% (fu il 70,4% quattro anni fa). Il prossimo governo deve basarsi su una coalizione, per raggiungere i 101 seggi che formano la maggioranza del Parlamento.

A 56 anni, Antti Rinne, ex ministro delle Finanze, una carriera nel mondo del sindacato, ha fatto campagna elettorale contro le misure di austerità adottate dal governo uscente, e ha promesso di migliorare le condizioni di vita delle persone più anziane, aumentando di 100 euro le pensioni più basse. Prima del voto infatti, tutti i partiti, eccetto KOK, hanno escluso una coalizione con il Finns Party, giudicato troppo estremista, troppo populista. Delle Donne conclude: "Si vede la forza grosso modo costante dei partiti populisti e le difficoltà dei partiti che si trovano a governare in questo o quel Paese europeo".

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