Esordio Kean: "Mi ha cambiato la vita dopo un’infanzia difficile"

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Moise Kean si confessa senza filtri e lo fa sulle colonne di The Players' Tribune. "Il primo ricordo che ho del pallone è di quando ero ad Asti, giocavo in oratorio, facevamo tornei, c'erano tante nazioni", ha raccontato Kean. Ogni settimane nel campetto dietro la chiesa disputava una partita con una squadra formata da sei ragazzi e ognuno doveva investire 10 euro e lui cercava di recuperarli in ogni modo pur di far parte della formazione.

Da tempo ormai non c'è alcun dubbio sul fatto che Matthijs de Ligt sarà uno dei principali protagonisti del prossimo calciomercato: considerato uno dei più forti difensori in circolazione, bravo sia in fase di marcatura che quando si tratta di impostare l'azione e letale negli inserimenti aerei - come ha purtroppo imparato amaramente la Juventus, eliminata in Champions League da un suo colpo di testa - il difensore dell'Ajax festeggerà vent'anni il prossimo agosto e sembra avere un futuro assicurato ad altissimo livello. All'epoca se riusciva a segnare anche all'ultimo minuto prendeva 60 euro per tutti, altrimenti si restava a bocca asciutta. È così che ho imparato a giocare a calcio.

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Quella volta che rubò il pallone in oratorio. "Era un brav'uomo, teneva tutti i palloni in un cassetto". Però non lo chiudeva mai. Quindi ogni volta che perdevo la mia palla, magari perché avevo tirato al di là di una staccionata, entravo di nascosto nell'oratorio, aspettavo che il prete salisse sopra e ne prendevo una dal suo cassetto. Quando cresci così anche gli interventi di Chiellini fanno meno paura...no, non è vero, sono sempre spaventosi. "Penso sempre ai ragazzi di lì, perché è da lì che tutto è cominciato". "La mia vita è cambiata quando a 16 anni ho esordito con la Juventus". Avevo un po' perso le speranze, poi all'80' mi chiamò per farmi entrare. Già da un po' mi allenavo con la prima squadra, a un certo punto contro il Pescara il mister mi chiede di andare a scaldarmi e io non ci credevo. Un'emozione incredibile, mi hanno applaudito tutti. Mentre entravo al posto di Manzukic, pensavo a tutte le partite giocate sull'asfalto al Don Bosco. Non ho mai sentito un'emozione così forte in vita mia. "In parte Dio e in parte la strada". "La strada ti insegna molte cose, a essere uomo, a capire la realta' della vita e, nel bene e nel male, a quel che ti sta intorno - spiega lo juventino -".

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