Fca, stop a fusione con Renault: crolla il titolo a Wall street

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"È tuttavia divenuto chiaro che non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo".

La decisione è stata presa a seguito del nuovo rinvio chiesto dalla casa francese dopo il pressing del governo di Parigi. A questo inatteso finale si è arrivati dopo una giornata lunghissima. Ed è proprio il nodo Nissan che, secondo lo Stato francese, è al centro della rottura.

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Il giorno del 75° anniversario del D-day, il giorno dello sbarco alleato in Normandia durante la seconda guerra mondiale, sarebbe potuto essere quello del grande annuncio di una alleanza europea nel settore auto tra Fca e il gruppo Renault. Troppe esitazioni per Fca che ha quindi preferito sfilarsi dalla partita. La casa torinese americana continua "ad essere fermamente convinta della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti". Secondo quanto scritto da FCA nel comunicato, la fusione è fallita a causa delle mutate "condizioni politiche" in Francia: un'espressione con cui intende attribuire la responsabilità del fallimento al governo francese, proprietario del 15 per cento di Renault, e alle condizioni che aveva imposto per autorizzare l'operazione. Fca esprime la propria sincera gratitudine a Groupe Renault, in particolare al suo presidente, al suo amministratore delegato e agli Alliance Partners, Nissan Motor Company e Mitsubishi Motors Corporation, per il loro costruttivo impegno in merito a tutti gli aspetti della proposta di Fca. Nel frattempo, si erano alzate le voci critiche dei sindacati francesi e di chi, come il fondo Ciam (azionista di Renault), sosteneva che la proposta di Fca non valorizzasse correttamente il gruppo che ha sede a Boulogne-Billancourt. La proposta di fusione presentata da Elkann prevedeva 5 miliardi di sinergie che inevitabilmente si sarebbero tradotte in tagli del personale e che (altrettanto inevitabilmente visto l'ingerenza del governo francese) si sarebbero abbattuti con molta probabilità sugli impianti di Fca e dunque sugli operai italiani. Lo rende noto Fca in una nota. A fronte della fuga di notizie, lunedì 27 maggio, prima dell'apertura dei mercati, arriva l'ufficializzazione: dal Lingotto è partita la proposta amichevole di una fusione paritetica.

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