UE divisa sulle nomine, Conte: "Non escludo un rinvio"

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Il timore del premier è che l'Italia resti pericolosamente fuori dai giochi. "A me piacerebbe un presidente della Commissione donna", ammette. Lo ha detto, invece, il presidente francese, Emmanuel Macron, dopo che il Vertice sulle nomine è stato aggiornato a domani per mancanza di accordo tra i capi di Stato e di governo. Non sono bastate quindi 12 ore di colloqui e sette di incontri bilaterali per sciogliere l'intricato nodo delle nomine dei nuovi vertici Ue: Commissione europea, Parlamento, Consiglio, Alto Rappresentante e Banca centrale europea. Come spiega il premier, Giuseppe Conte, in un post su Facebook, vanno individuate "personalità che sappiano rinnovare il sogno europeo, che abbiano una chiara visione e sappiano esprimerla con coraggio, evitando di rifugiarsi nella angusta logica dell'austerity o di affidarsi al primato della finanza". Il pacchetto di Osaka (poi smentito) sarebbe un accordo trovato appunto durante il G20 di Osaka tra Germania, Francia, Olanda e Spagna. E precisa che, in realtà, non esiste alcun "patto di Osaka" sulle nomine: "La verità è che non c'è un patto di Osaka: è un fraintendimento". Il "mercato delle vacche" per scambi di appoggi su dossier diversi dalle euronomine ha comunque coinvolto anche molti altri premier, che danno priorità a interessi nazionalistici e sembrano trascurare i requisiti di competenza e di capacità dei candidati in corsa per guidare le principali istituzioni dell'Unione europea. "Io rappresento tutti cittadini, se Italia non partecipa alle decisioni l'offesa non è al premier ma ai milioni di cittadini che hanno votato come tutti e hanno diritto a essere rappresentati". "Non è detto che si riesca a trovare un accordo in giornata".

Inoltre, sui conti pubblici Conte ha rivendicato il fatto che, dopo l'"aggiornamento" di bilancio fatto ieri in Consiglio dei ministri, ora il governo potrà "inviare un documento ufficiale all'Ue mettendo sul piatto 7 miliardi di euro" in più che consentono di essere "perfettamente in linea con il famoso aggiustamento di bilancio che avevamo anticipato", che prevedeva il rapporto deficit/Pil al 2,04% nel 2019. I leader di questi gruppi difendevano la priorità del partito popolare per la Commisione europea. Le ragioni delle difficoltà a far quadrare il cerchio sono numerose. E, a quattro partiti, Weber è risultato minoritario.

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