Concorsi scuola, bandi in arrivo: le ultime novità

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Tra le varie cose, nell'intervista è stato anche domandato a Bussetti quali siano le sue intenzioni nell'ambito della risoluzione del problema di posti vacanti dovuto al turnover dei docenti. Accanto a una fisiologica uscita del personale "senior" (in cattedra l'età media supera i 50 anni).

A smentirlo Anief: "Con l'attuale sistema di reclutamento non si arriverà ad assumere quegli insegnanti, che comunque sono abilitati e già insegnano ai nostri figli". Il titolare del Miur ha poi sottolineato che "il nostro obiettivo è avere tutti gli insegnanti in classe dal primo giorno di scuola".

Anche se per il concorso scuola per la secondaria di primo e secondo grado è stato rinviato, già nel mese di luglio si attende il bando per il concorso di primaria e infanzia.

L'anno scolastico si è appena concluso, ma la macchina per trovare nuovi docenti si è messa in moto. In caso di mancata assunzione a tempo indeterminato, il posto vacante e disponibile viene assegnato a un supplente con contratto a tempo determinato.

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In questi due giorni di visita, tuttavia, all'ordine del giorno sono state anche le domande sulla vicenda Sea Watch 3, divenuta sempre più un caso mediatico.

Le assunzioni annunciate da Marco Bussetti "non basteranno a colmare il numero di cattedre vuote a settembre 2019, che saranno circa 80mila". Ulteriori 24 mila dovrebbero essere stabilizzati da un concorso ordinario, mentre per tutti i docenti con tre anni di servizio nella scuola statale o paritaria, per i dottori di ricerca e per i docenti di ruolo saranno attivati dei Percorsi Abilitanti Speciali (PAS) che porteranno al conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento.

A questi due concorsi se ne affiancherà un terzo per altri 16.959 posti per infanzia e primaria (alla selezione potranno partecipare i diplomati magistrali ante 2001/2002, compresi quelli esclusi dalla procedura straordinaria da oltre 10mila posti indetta lo scorso anno (attualmente in corso), e i laureati in scienze della formazione primaria).

Ridurre i posti di sostegno significa non garantire il diritto all'istruzione agli alunni disabili e soprattutto non venire incontro alle richieste delle famiglie che vedono garantiti il diritto ad apprendere dei figli con disabilità grazie all'apporto significativo e concreto della figura dell'insegnante di sostegno.

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