New Connection, il ritorno degli "scappati": "Siamo i re di Palermo"

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Le indagini dell'operazione, denominata "New connection", hanno registrato il forte legame instaurato tra Cosa nostra palermitana e la criminalità organizzata statunitense, con particolare riferimento alla potente Gambino Crime Family di New York, nonché la forte capacità pervasiva, da parte della famiglia mafiosa di Passo di Rigano, sull'economia legale del quartiere alle porte di Palermo, secondo una capillare divisione di ruoli e mansioni: dalla fornitura alimentare all'ingrosso alle classiche estorsioni, passando per la gestione dei giochi e delle scommesse on line.

La grande "mattanza" fece mille morti di cui 300 lupare bianche. Della questione delicata venne investito anche il padrino Bernardo Provenzano che non prese mai una posizione netta. Di sicuro gli 'scappati', a partire dai primi anni 2000, sono tornati alla spicciolata e hanno ripreso i contatti con la mafia siciliana. Francesco Inzerillo, soprannominato 'Franco 'u truttaturi' e Tommaso Inzerillo (entrambi arrestati oggi), forti di un tesoro accumulato si erano ripresi il potere.

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"Noialtri non è che possiamo dormire a sonno pieno perché nel momento che noi ci addormentiamo a sonno pieno può essere pure che non ci risvegliamo più". Se ne devono andare. Francesco Inzerillo, appartenente alla nota famiglia di mafia italo americana, ieri arrestato dalla polizia aveva rilasciato una dichiarazione a Klaus Davi realizzata per "Fatti e Misfatti i fuorilegge", trasmissione condotta da Paolo Liguori sul canale 51 di Mediaset, che lo aveva scovato in un negozio di Palermo. E poi, un rimpianto per quella guerra di mafia persa: "Se avessero ucciso solo mio cugino e fosse rimasto vivo Stefano (Bontade, ndr).", diceva, riferendosi alla possibile vendetta che il capomafia di Villagrazia trucidato da Riina avrebbe messo in atto. La verità è che i soldi degli Inzerillo facevano e fanno gola. "Ora la ricostituzione di un asse privilegiato tra Palermo e New York, grazie alla valorizzazione di quei mafiosi - gli Inzerillo su tutti - che proprio Riina aveva voluto morti o esiliati a vita - ha scritto ancora Tartaglia - Anche questo tentativo è stato immediatamente stroncato, con l'arresto dei vecchi (Rosario Gambino, su cui aveva lavorato già Giovanni Falcone) e dei nuovi (Alessandro Mannino, che volevano "banchiere"). Insomma, la rivoluzione c'è stata ed ha sgretolato decenni di dominio corleonese, con tentativi convergenti di tornare alla vecchia Cosa Nostra, per alcuni versi ancora più infida perché più silenziosa e subdola". Ora i nuovi incontri con Settimo Mineo, il capomafia di Pagliarelli e 'presidente' della nuova Cupola che si è riunita lo scorso maggio prima di essere decapitata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo. Mineo, un rotoliano di ferro che, però, ha smesso di odiare gli scappati.

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