El Chapo Guzman condannato all’ergastolo

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"Non è stato un processo giusto, le condizioni del carcere sono pessime", queste le parole di critica dell'imputato, secondo il quale i giudizi sono stati influenzati da pregiudizi.

Il presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, ha detto che il governo fara' in modo di riportare in patria i soldi confiscati a Joaquin "el Chapo" Guzman, il narcotrafficante condannato all'ergastolo dalla giustizia degli Usa.

Mentre la prova è stata dominata da Guzman persona come un vicino-mitico fuorilegge che ha portato un diamante incrostato di pistola ed era sempre un passo avanti rispetto alla legge, la giuria mai sentito da Guzman stesso, tranne quando ha detto al giudice che non testimoniare. Oltre al carcere a vita, ha incassato anche un'ulteriore pena a 30 anni di reclusione. "El Chapo" dovrà inoltre pagare allo Stato un risarcimento da 12,6 miliardi di dollari. Parlando attraverso un traduttore, il re dei narcos ha definito la sua detenzione "una tortura psicologica, emotiva e mentale 24 ore al giorno". Guzman, 62 anni, è stato riconosciuto colpevole tra l'altro, di attività criminale continuativa, legata al traffico di centinaia di tonnellate di sostanze stupefacenti fatte entrare negli Stati Uniti.

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Meranda ha subito una perquisizione ieri, 17 luglio, da parte della Gdf che gli ha anche consegnato un'informazione di garanzia.

Prima della sentenza Guzman si è lamentato di non aver ricevuto un processo, a suo dire, giusto.

Finisce così, in attesa dell'annunciato appello della sentenza letta oggi, la parabola del 62enne noto come El Chapo (il corto) per i suoi 160 centimetri di statura, che era il boss del cartello di Sinaloa, una delle più grandi e violente organizzazioni messicane dedite al traffico di droga.

Il processo era iniziato nel 2016, data del suo arresto, in Messico, a cui aveva fatto seguito l'estradizione negli Stati Uniti a causa dei numerosi tentativi di fuga.

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