Francesco Saverio Borrelli com’è morto che malattia aveva e i funerali

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Un lungo applauso di tutte le toghe milanesi, avvocati e magistrati, per l'ultimo saluto a Francesco Saverio Borrelli alla chiusura della camera ardente a Palazzo di Giustizia. Nell'autunno scorso i medici gli avevano diagnosticato un tumore al cervello ed era stato operato all'ospedale San Raffaele. Accanto a lui fino alla fine la moglie Maria Laura e i due figli, Andrea e Federica.

Nel 1988 ha assunto la guida della Procura meneghina, dove dal 1983 era procuratore aggiunto.

Borrelli è anche passato alla storia per alcune frasi da lui pronunciate, ad esempio, sempre durante l'inchiesta Mani Pulite, nel dicembre del 1993 aveva affermato, rivolto ai candidati delle elezioni politiche, "Se hanno scheletri nell'armadio, li tirino fuori prima che li troviamo noi".

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Nella capitale e nel capoluogo toscano si toccheranno punte rispettivamente di 37 e 38 gradi, come anche a Ferrara , Rovigo, Bolzano e Alessandria.

In un tempo nel quale non solo la politica sembra non avere appreso la lezione, ma la stessa magistratura sconta degrado e inquinamento, la figura di Borrelli, la sua integrità morale, il suo tratto aristocratico, il suo severo impegno professionale e civile ci richiamano al dovere di non dimettere la speranza che un'altra Italia è possibile. Borrelli era nato a Napoli il 12 aprile del 1930, era entrato in magistratura nel 1955.

Tanti in queste ore hanno ricordato la figura dell'ex Procuratore di Miano, morto all'età di 89 anni. Si era laureato in giurisprudenza a Firenze a 22 anni, allievo di colui che sarebbe poi diventato presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, con una tesi su Pietro Calamandrei dal titolo "Sentimento e sentenza". "Non è una mia opinione personale, i giuristi lo chiamano colpo di Stato", ha detto dell'ex procuratore della Repubblica di Milano. Vicino al feretro, coperto da una toga, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, visibilmente commossi e che fecero parte della squadra di magistrati che ha segnato la storia del Paese. Il suo nome rimane legato alle inchieste su "Tangentopoli". Per la notizia della morte di Borrelli stanno giungendo diversi i messaggi di cordoglio.

In effetti, per l'ex capo di "mani pulite" tali constatazioni saranno state alquanto deprimenti, però si sa che spesso il diavolo fa le pentole scordandosi di munirle di coperchi... Tra i suoi interventi a difesa dell'indipendenza della magistratura resta celebre la frase pronunciata nel 2002, a pochi mesi dalla pensione: "Resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave".

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