Suicidio assistito, il Comitato di Bioetica pubblica il primo parere

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Per d'Avack, in sostanza, non si è voluto stabilire se c'è una maggioranza "a favore del suicidio assistito", bensì "spiegare alla società e al mondo politico che cosa sia esattamente il suicidio assistito, molto spesso confuso con l'eutanasia". A sottolinearlo all'Adnkronos Salute è il presidente del Comitato nazionale di bioetica, Lorenzo D'Avack, che evidenzia le "diverse posizioni in seno al Cnb sul tema", e ribadisce più volte come il parere non sia "affatto un'apertura del Comitato al suicidio assistito". "Il Comitato affronta il tema dell'aiuto al suicidio a seguito dell'ordinanza n. 207/2018 della Corte Costituzionale, la quale è intervenuta sulla questione, sollevata dalla Corte di Assise di Milano (ordinanza 14 febbraio 2018), in merito al caso di Marco Cappato e alla sospetta illegittimità costituzionale dell'art".

Decidere sul destino di Marco Cappato accusato di aver aiutato a morire Dj Fabo, 40enne tetraplegico in seguito a un incidente stradale, non è semplice e la Corte Costituzionale ha chiesto l'intervento del Parlamento affinché legiferi sul tema dell'eutanasia e del suicidio assistito.

Osserva il comitato che "nell'ordinamento italiano è assente una disciplina specifica delle due pratiche sopra esaminate (eutanasia e suicidio assistito), che sono trattate come aspetti delle figure generali dei delitti contro la vita", tanto che "casi di eutanasia sono riconducibili alla fattispecie dell'omicidio del consenziente (da sei a quindici anni di reclusione) o a quella dell'omicidio volontario comune (reclusione non inferiore a ventuno anni)". Altri ancora sottolineano come non si dia una immediata traducibilità dall'ambito morale a quello giuridico.

Ma alcuni membri del Comitato si sono detti contrari alla legittimazione, sia etica che giuridica, del suicidio medicalmente assistito, e convergono nel ritenere che "la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica - dicono - quale che sia la fondazione filosofica e/o religiosa di tale valore, che il compito inderogabile del medico sia l'assoluto rispetto della vita dei pazienti e che l'agevolare la morte segni una trasformazione inaccettabile del paradigma del curare e prendersi cura". Ritengo che esistano buone ragioni etiche e giuridiche per negare che esista un diritto al suicidio assistito, sia perché non esiste alcun diritto alla morte, sia perché il diritto costituzionalmente rilevante della tutela della vita, in particolar modo nelle condizioni di estrema fragilità clinica, psicologica, sociale e economica prevale sul diritto ad esercitare la propria autonomia quando questa si rivolge contro se stessa nell'atto della richiesta del suicidio.

Diverso è invece il discorso che riguarda il suicidio assistito "che si distingue dall'eutanasia perché in questo caso è l'interessato che compie l'ultimo atto che provoca la sua morte, atto reso possibile grazie alla determinante collaborazione di un terzo, che può anche essere un medico, il quale prescrive e porge il prodotto letale nell'orizzonte di un certo spazio temporale e nel rispetto di rigide condizioni previste dal legislatore".

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A vedere la scena sono stati quattro carabinieri fuori servizio, due marescialli e due ragazzi che da poco sono entrati nell'Arma. D'Elia ha chiarito che "successivamente ha avuto delle reazioni" e che "Finnegan inizialmente ha versato qualche lacrima".

Sono state redatte tre postille, pubblicate contestualmente al parere. A sottolinearlo è il parere pubblicato sul sito del Comitato nazionale per la bioetica 'Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito', approvato nel corso della Plenaria del 18 luglio.

- Professore, perché era importante che il Comitato nazionale fornisse un proprio parere sul suicidio assistito?

Eutanasia e suicidio assistito, che differenza c'è?

Quest'ultima, spiega l'articolo "È l'infusione di un farmaco che interrompe, in maniera rapida e indolore, la vita del malato che lo richiede. Non mancano casi in cui la procedura si avvale di macchine che possono aiutare il paziente con ridotta capacità fisica ad assumere il prodotto letale predisposto (dal medico o da altri)".

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