Vimercate, primario denuncia: "Bambina di 10 anni positiva a cocaina"

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Una bambina di 10 anni di Vimercate (Monza), portata in ospedale dai genitori, è risultata essere cocainomane in seguito ai controlli dei medici.

È una vicenda delicata e preoccupante quella riportata dal quotidiano "Il Giorno" e avvenuta in Brianza. In un mondo dove il reale si confonde con il virtuale e dove i social media e l'emulazione rappresentando uno dei poli d'attrazione dei giovani succede anche che a dieci anni, al posto dei giochi, si maneggi e si consumi cocaina. E c'è una ragione, talvolta: "Spesso sono ragazzi poco più grandi che cooptano i nuovi adepti", ha spiegato Antonio Amatulli, il primario di psichiatria che ha accolto la piccola nel suo reparto. Ad accompagnare la piccola in ospedale sono stati i genitori che hanno chiesto aiuto ai medici per capire che cosa avesse la figlia che da qualche tempo era in preda ad esplosioni di rabbia incontrollabili. Lei, alunna di quinta elementare, è arrivata al pronto soccorso della città dei colletti bianchi in Brianza al culmine di una crisi di nervi. Grazie alla denuncia dei genitori, i carabinieri hanno individuato un gruppo di cinque adolescenti tra i 13 e i 15 anni già consumatori di sostanze stupefacenti che erano entrati in contatto con la bambina. Nessuno in famiglia, stando alle prime indicazioni che arrivano da chi sta indagando su questa vicenda, ha mai fatto uso di stupefacenti e la famiglia era particolarmente provata dall'esito delle analisi su una ragazzina di 10 anni. E così se ne andava a spasso tranquilla, spendendo come meglio credeva i soldi della paghetta settimanale che le veniva data.

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Altri ancora sottolineano come non si dia una immediata traducibilità dall'ambito morale a quello giuridico. Sono state redatte tre postille, pubblicate contestualmente al parere.

Dopo il ricovero, la bambina è stata trasferita in una comunità di minori, dove si sta curando. Ne avrebbe fatto "un uso sporadico ma sufficiente a lasciare una nitida traccia sulla carta del referto e nella sua fragile psiche". E, per affrontare veramente il problema ha sottolineato Amatulli bisogna interrogarsi ed intervenire sulla complessità della società e l'inadeguatezza della famiglie e della scuola. Qui si procederà a curarla fisicamente ma soprattutto mentalmente, con un lungo lavoro dal punto di vista psicologico che coinvolge anche la sua mamma e il suo papà.

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