Vertice Zingaretti-Di Maio per la trattativa Pd-M5S: ipotesi Conte-bis

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Le sue parole hanno portato la parte dei 5 Stelle che non vuole l'accordo (Di Battista e Paragone) a paragonare Zingaretti a Giuda. Ed anzi, tra i dem (in modo trasversale) c'è la convinzione Di Maio, ieri sera nel colloquio a casa Spadafora, abbia volutamente 'bruciato' il nome di Conte. Secondo Huffington Post, Zingaretti si sarebbe confrontato con i suoi, dopo un lungo vertice a casa Zanda di tutti i big del Pd, da Gentiloni a Minniti a Franceschini, dopo che il premier ha finito di parlare a Biarritz: "Stanno ancora giocando - avrebbe detto Zingaretti - e traccheggiando". La trattativa con i 5 Stelle, per quanto difficile e complicata, va avanti. Alle 21 Conte o morte (questione non posta alle 14).

Torno per l'ennesima volta a fare un appello alla responsabilità: fondamentale per raggiungere questo obiettivo è fermare questo continuo proliferare di comunicati, battute, interviste che, questi sì, mettono tutto a rischio e logorano la nostra credibilità. "Noi stiamo parlando con Di Maio".

Meteo, le previsioni di sabato 24 agosto
Il Comune ha diramato un'allerta meteo ed ha attivato il monitoraggio dei livelli dei fiumi Seveso e Lambro. Al Centro-Sud tempo soleggiato e molto caldo , con modesti annuvolamenti pomeridiani a ridosso dei rilievi.

Il segretario Dem, d'altro canto, ha fatto notare che la Direzione del Pd "ci ha dato mandato per dare vita ad un governo di svolta, l'Italia non capirebbe un rimpastone". Se proprio non se ne può fare a meno (è un personaggio che piace agli italiani, come peraltro Mattarella) almeno che sia il M5S a ottenere qualcosa in cambio dal Pd: "suggerirei la revoca della concessione delle autostrade ai Benetton", conclude. E possiamo pure essere assuefatti alle bugie dei politici, ai tatticismi esasperati, alla volontà di compiacere il popolo, alla paura di finire travolti dalle critiche sui social network, ma a memoria d'uomo non ci ricordiamo una sequela di bugie e di voltafaccia, di sparate e contro sparate uguali e contrarie come quella cui stiamo assistendo in questi giorni di crisi di governo.

Il capogruppo del M5S alla Camera Francesco D'Uva ha precisato che il movimento non ha "tavoli con altre forze politiche. Serve creatività e coraggio per cambiare paradigma, e a noi quel coraggio non manca". Pur preferendo che per Chigi sia indicato un nome terzo (Cartabia è la carta della segreteria, malgrado lei abbia chiesto di rimanere alla Consulta), non chiuderebbe al nome di Roberto Fico, rispettato dai militanti democratici, e alla partecipazione di Di Maio nel governo, non come vicepresidente del Consiglio ma "solo" come ministro del Lavoro (mentre per lo Sviluppo Economico si pensa a una donna di area renziana). Che farebbe cadere il nome soltanto se dovesse tornare a trattare con la Lega e dopo il fallimento certificato del tentativo con il Partito Democratico.

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