Brexit, Johnson perde la maggioranza: ecco cos’è successo alla Camera dei Comuni

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Un dato interessante all'indomani della "umiliazione" subita ieri da Boris Johnson in parlamento, come titola la stampa di Londra: secondo il Daily Telegraph, filo-conservatore e pro-Boris, i banchieri della City stanno cominciando a preferire l'arrivo al potere di Jeremy Corbyn piuttosto che una Brexit con il "no deal" realizzata da Johnson. Possibile ricorso anticipato alle urne.

Lee ha spiegato la sua defezione con il fatto che "il governo persegue una Brexit priva di principi" mettendo a rischio le vite e il benessere delle persone. BoJo e il suo governo vogliono le elezioni, prima della Brexit. E Johnson ha già detto e ripetuto che non si dimetterà nemmeno se dovesse subire un voto di sfiducia, riservandosi invece di convocare elezioni anticipate a Brexit già realizzata, quando potrà giocarsi la carta del "volere del popolo" contro le "congiure dei politici".

Posso immaginare che cosa capiterà tra oggi e domani. Il leader dei laburisti ha accusato il premier conservatore di "attaccare la democrazia del Paese per imporre il suo no-deal". Fra i sì, con le opposizioni, quelli di 21 "ribelli" Tory. La Camera dei Comuni si è espressa per proseguire l'iter della legge anti-no deal, su cui in corso della serata di oggi verranno proposti e poi votati gli emendamenti. La realtà è che il risultato elettorale, quasi sicuramente, produrrebbe un "hung parliament", ovvero un parlamento dove nessun partito ha la maggioranza. Adonis ha quindi affermato che la "stragrande maggioranza" dei parlamentari non vuole una Brexit disordinata, e che dunque è molto probabile che il disegno di legge passerà, lasciando il cerino nelle mani di Boris Johnson. Il partito di governo appare dunque lacerato al suo interno...

Temporali sulla Sardegna, scatta l'allerta gialla
Solo nella giornata di giovedì il tempo dovrebbe migliorare anche al sud e sulla Sicilia , con qualche residua precipitazione.

Stiamo assistendo a una "purga" dei moderati o, si potrebbe anche dire, a una "Ukipificazione" dei Tory (l'Ukip è il partito populista che è stato tra i grandi sostenitore dell'uscita del Regno Unto dall'Ue, ndr). Non riesco a credere che quello che è, da sempre, il partito degli uomini d'affari non si preoccupi delle tremende conseguenze economiche del "no deal", l'uscita senza accordo dalla Ue. Si tratta, purtroppo, di strategie di sopravvivenza.

Quanto ai 21 conservatori "traditori" Johnson li ha espulsi dal partito, via sms, ha riferito uno di loro, Rory Stewart, intervistato dalla BBC.

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