Capi ultras arrestati, la strategia criminale per riconquistare i vantaggi persi

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Blitz della Polizia nella curva della Juventus: i capi e i principali referenti dei gruppi ultrà bianconeri sono stati arrestati nell'ambito di un'indagine coordinata dalla procura di Torino, che ha portato all'emissione da parte del gip di 12 misure cautelari.

I soggetti in questione, legati ai "Drughi", "Tradizione-Antichi Valori", "Viking", "Nucleo 1985" e "Quelli & di via Filadelfia", sono indagati a vario titolo per associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata.

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La conferma dalla Questura dell'Aquila, che però al momento non dà dettagli sulle attività, in quanto le operazioni di perquisizione sono ancora in corso. In particolare, "l'interruzione, alla fine del campionato 2017/18, di alcuni privilegi concessi ai gruppi ultrà ha infatti determinato, sin da subito, una reazione dei leader storici che, hanno definito una capillare strategia criminale per ripristinare quei vantaggi soppressi ed affermare nuovamente la posizione di forza nei riguardi della Juventus". Il rifiuto ad accondiscendere queste richieste aveva dato vita a vere e proprie ritorsioni nei confronti del club, che si sono manifestate anche attraverso cori razzisti con il chiaro intento di far colpire la società con sanzioni e squalifiche. Non erano atti di prevaricazione solo verso i tifosi ordinari, che sono stati costretti a ritirarsi dalle curve, ma verso la società stessa. "Il tifo è un pretesto. nemmeno la presenza dei bambini li fermava". Secondo il pm Chiara Maina e il procuratore aggiunto Patrizia Caputo, in particolare, i gruppi organizzati della tifoseria bianconera avrebbero ricattato la Juventus per continuare ad avere i biglietti agevolati per le partite casalinghe all'Allianz Stadium potendo così gestire il cosiddetto bagarinaggio. "È stato possibile raggiungere questo risultato a 360 gradi grazie alla collaborazione della Juventus".

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