Nel Cuneese nascono i "Comitatiazionecivile" di Matteo Renzi

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Nel giro di poche ore è tornata ad essere la kermesse politica più attesa d'Italia. Matteo Renzi ha ufficializzato l'uscita dal Pd, e alla Leopolda 10, edizione 2019 della sua convention politica annuale, presenterà il suo nuovo partito. Così Matteo Renzi ha giustificato la sua rottura con il Partito Democratico in un'intervista pubblicata stamani da La Repubblica.

La rabbia dei militanti veri non corre sui social ma passeggia per strada, con destinazione via del Nazareno, Roma.

Renzi avrebbe offerto lealtà a Giuseppe Conte in persona, mentre con Nicola Zingaretti non c'è stato alcun contatto. "Da tutte le parti". Aretina perché di Laterina, ma in realtà del tutto inserita nella vita professionale e politica fiorentina e nazionale e nel Giglio Magico. Così come non ha alcun senso - se non militare - che molti dei renziani di ferro, a partire dal capogruppo dei dem al Senato Andrea Marcucci, restino nel Pd. Una destra che Salvini spinge verso una radicalizzazione lascia libero un grande spazio al centro. Che però ha pochissimi giorni a disposizione per presentarsi ai nastri di partenza in Umbria. Dall'altra parte il Pd di Zingaretti è tornato ad essere il vecchio partito con immagine di apparato. "E poi nella logica delle coalizioni chi raggiunge il 3% o anche il 5% può rappresentare l'ago della bilancia per una maggioranza oppure non contare nulla perché non supera la soglia di sbarramento". Certo - ammette - Renzi con la storia del Pd non c'entra niente. Lui non è politico che possa navigare nella logica delle correnti, perché quelle sono dinamiche che ne distruggerebbero l'identità.

Dopo il disastroso referendum costituzionale del 2016 Matteo Renzi gioca dunque ancora d'azzardo con quel 5-10% che pensa di avere in tasca - i sondaggi gli attribuiscono la soglia bassa della forchetta, a dirla tutta - e forse con quel che pensa di drenare da un'altra vittima, Forza Italia e il plotone legato a Mara Carfagna - oltre che, magari, ai calendiani e a qualche altro pezzo di pseudoriformismo fluttuante.

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Il suo arresto è stato convalidato e ora si troverebbe recluso ai domiciliari , in attesa che venga sottoposto alla prossima udienza.

La terza ragione è di calcolo politico.

Insomma quella di Renzi appare al momento una manovra parlamentare, nazionale, molto distante dai territori, dove non si registra in questa prima fase la nascita di comitati per portare avanti la nascita della nuova formazione politica.

Che il governo di coalizione sarebbe stato un piatto indigesto per molti nel PD lo si era già capito al day one della nuova avventura di governo, con le dimissioni di Carlo Calenda annunciate con una lunga lettera indirizzata alla governance dei democratici.

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