Operazione Black IPTV della GdF: milioni di italiani dovranno pensionare il "pezzotto"

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Roma - La polizia, coordinata dalla procura della Repubblica di Roma e dalle Agenzie europee Eurojust ed Europol, ha eseguito la più vasta operazione antipirateria mai condotta nel settore delle Iptv (web tv) illegali, che consentono di usufruire gratuitamente di canali satellitari a pagamento. Secondo le indagini svolte, nello specifico, sono 5 milioni quelli che nel nostro Paese hanno ricorso a questo espediente.

Nell'ambito dell'inchiesta ribattezzata "Black Iptv", la Guardia di Finanza ha individuato i 25 responsabili della diffusione dei contenuti pirata. Obiettivo: oscurare le Iptv illegali, che in Italia coinvolgono circa 5 milioni di utenti per un giro di affari stimato in oltre 30 milioni di euro all'anno. Nello specifico si parla di contenuti piratati da Sky, DAZN, Mediaset, Netflix e Infinity. Sarebbero emerse operazioni per "quasi centomila euro al mese".

L'attività ha visto la cooperazione delle Polizie e delle autorità giudiziarie anche di Francia, Paesi Bassi, Germania, Bulgaria e Grecia, impegnate contestualmente in tutta Europa a supporto degli uomini della Polizia Postale. "Una fitta rete commerciale, diffusa su tutto il territorio nazionale e con basi per lo più in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia".

Sequestrata ed oscurata la nota piattaforma informatica Xtream Codes con oltre 700 mila utenti online inibiti alla visione; 25 i responsabili individuati.

MotoGP, zampata finale di Marquez. Quarto Rossi
Marquez ha spiegato di aver reagito in quel modo per via delle ultime due sconfitte, ma anche per quanto accaduto sabato in qualifica con Valentino Rossi .

Cosa succederà ai gestori delle tv pirata e agli utenti?

Venticinque gli obiettivi delle perquisizioni effettuate oggi sul territorio nazionale che, oltre a smantellare vere e proprie centrali adibite alla divulgazione abusiva del segnale ricevuto grazie alla piattaforma Xtream Codes, mirano ad aggredire i proventi illecitamente conseguiti dall'organizzazione mediante il sequestro di 197 rapporti finanziari tra account PayPal, PostePay e conti correnti.

La piattaforma "consente agevolmente la trasformazione in dati informatici dei flussi audiovisivi protetti da copyright - ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il colonnello Giovanni Reccia, comandante del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche - I membri dell'organizzazione, predisponevano e gestivano all' estero spazi informatici attraverso i quali ritrasmettevano i segnali su larga scala, anche in Italia". "Bisogna rendersi conto che si compie un reato, che prevede da 6 mesi a 3 anni di reclusione e multe dai 2500 a 25000 euro".

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