Nobel per la pace al premier etiope Abiy Ahmed Ali

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In poco più di un anno e mezzo s'è guadagnato il Premio Nobel per la Pace: il premier etiope Abiy Ahmed Ali, prima del febbraio 2018, era a malapena conosciuto all'interno dell'Etiopia. Il premier si è reso protagonista di una rivoluzione profonda nel suo Paese, introducendo riforme che fino a pochi fa sarebbero state impensabili. I valichi sui mille chilometri di confine, riaperti dopo l'accordo, sono stati nuovamente chiusi, mancano ancora intese per lo sviluppo dei rapporti commerciali e l'Etiopia, che non ha uno sbocco al mare, rimane senza alcun accesso ai porti eritrei sul Mar Rosso.

Una guerra a bassa intensità ma non per questo meno letale, da più parti giudicata assurda, basata essenzialmente su una contesa territoriale. "Dunque non ho nessun commento da fare a riguardo", ha aggiunto Reiss-Anderson.

Solo all'inizio. Il Primo Ministro etiope ha condotto un'opera di mediazione nel conflitto che da tempo si protrae tra Kenya e Somalia per un'area marina contesa, e contribuito al miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Eritrea e Djibouti.

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Una un gergo romanesco con l'intento di apparire triviale sì, ma sincero. "Questo perché sanno che nessuno leggerà mai dalla fonte".

Insieme all'omologo eritreo Issaias Afeworki, ha riaperto la frontiera tra i due Paesi, chiusa nel 1998, e l'ambasciata di Addis Abeba.

La prestigiosa Accademia svedese ha voluto premiare il premier etiope Abiy Ahmed, uno dei nomi meno noti presso il grande pubblico nella rosa dei favoriti per la vittoria finale. Nato ad Agaro, regione centro meridionale dell'Etiopia, proviene da una famiglia per metà cristiana e per l'altra musulmana, è stato un soldato con il grado di tenente colonnello. "Una premessa importante per la svolta è stata la volontà incondizionata di Abiy Ahmed di accettare la sentenza arbitrale della Commissione internazionale per i confini nel 2002 (istituita nell'ambito del Trattato di pace ad Algeri nel dicembre del 2000)", si legge nella dichiarazione, che poi elogia anche la controparte eritrea per la firma dell'accordo di pace siglato nel luglio 2018. "Ha anche promesso di rafforzare la democrazia organizzando elezioni libere ed eque". Spesso ripete: "Chi uccide, perde in partenza".

Ex ufficiale dell'intelligence dell'esercito, Abiy, da quando è diventato primo ministro, ha lanciato un ampio programma di riforme politiche ed economiche. Infine, è doveroso chiamare i responsabili delle violazioni dei diritti umani del passato a rispondere delle loro azioni. In campo economico, Ahmed ha messo fine al monopolio di Stato su diversi settori chiave, dalle telecomunicazioni all'aviazione. Il giovane leader infatti si è impegnato in altri processi di pace in Africa. "Ha anche contribuito a raggiungere l'accordo tra forze armate e opposizione civile in Sudan dopo mesi di proteste", ha aggiunto Naidoo.

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