Catalogna, condannati gli indipendentisti

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A Barcellona, la polizia riesce a fatica a contenere la folla inferocita. "Torneremo più forti, più convinti e fermi che mai", ha scritto su Twitter, l'ex vicepresidente del governo catalano Oriol Junqueras, condannato a 13 anni dalla Corte suprema spagnola per "sedizione" e "appropriazione indebita" e principale imputato del processo per la dichiarazione d'indipendenza catalana che ha visto condannare questa mattina 9 dei 12 imputati. Sentenza al di sotto della richiesta del procuratore, che aveva chiesto fino a 25 anni. Carles Mundó, Meritxell Borràs, Santi Vila sono stati invece condannati a pagare soltanto delle ammende.

Il processo è durato 52 sessioni mattutine e pomeridiane, si è protratto per quattro mesi ed è stato completamente trasmesso online attraverso il sito web del Consiglio Generale della Magistratura (CGPJ).

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"Non ci fermeranno fino a quando non raggiungeremo finché non annulleremo tutti gli effetti della repressione e respireremo la libertà". L'ex presidente della Generalitat ha inviato i catalani ad una nuova mobilitazione anche in vista delle elezioni del 10 novembre.

Sulla notizia delle condanne inflitte da Madrid ai leader indipendentisti catalani è intervenuta anche la squadra di calcio del Barcellona, tra le cui fila militano alcuni campioni che hanno preso posizione a favore dell'indipendenza della regione dalla Spagna, tra cui in primis il difensore Gerard Piquè. Ma il tribunale non ha ritenuto fondata l'accusa di ribellione. Nelle missive il president ricorda che i condannati hanno trascorso due anni in "una detenzione preventiva vergognosa e crudele, per aver difeso il voto e il diritto di decidere il futuro di un intero popolo". "Tutte le azioni di Cuixart sono state pacifiche, civiche e nell'esercizio dei suoi diritti civili", si legge in un comunicato dell'associazione. "Con la decisione della Corte Suprema la democrazia spagnola ha perso credibilità".

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